Trattori a Roma, l’urlo degli agricoltori: “Potremmo già chiudere. Agire adesso”

La protesta è scoordinata ma potente e appassionata. E c’è molta solidarietà intorno ai manifestanti

Roma, 6 febbraio 2024 – Colore e dolore. Risate e lacrime. Agricoltori e allevatori di mezza Italia accampati alle porte di Roma, sopra una collinetta della Nomentana che si affaccia sul grande raccordo anulare, fanno pensare alle Legioni romane, che dopo la campagna militare si attestavano alle porte dell'Urbe pronte a marciare verso il Senato, di solito per celebrare i trionfi, ma non sempre.

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Verso mezzogiorno, schierati sulla collina, i trattori sono diverse centinaia, trecento per i manifestanti. Si attendono altri mezzi pesanti, dall'Abruzzo e dalla Toscana. Oggi non ci si muove, domani nemmeno. La voce è questa. Il centro di Roma è a un passo ma trecento trattori in fila sulla Nomentana fanno paura.

La protesta è disarticolata, scoordinata, ma potente e appassionata. "Da qui non ce ne andremo senza un risultato. Tanto non abbiamo più niente da perdere. Sai che c'è? Noi siamo fortunati e possiamo stare qui, ci sono colleghi già finiti sul lastrico, già rovinati. Noi saremo i prossimi se non cambia niente. E allora si resta qui anche per l'eternità", si sfoga un allevatore.

La prima richiesta? "La tutela del Made in Italy. Basta importazioni, peraltro di prodotti spesso trattati con sostanze che qui sono vietate. Basta vincoli, tasse e burocrazia". La prima notte è passata in tende, cabine, auto. Non mancano vino, acqua, salame e prosciutto. Non manca nemmeno la solidarietà dei camionisti che dal raccordo suonano i clacson in segno di vicinanza.