Un satellite spaziale in una immagine d'archivio (foto Ansa)
Un satellite spaziale in una immagine d'archivio (foto Ansa)

Firenze, 24 maggio 2019 - Sulla testa dei toscani ogni 12 giorni transitano i satelliti dell’agenzia spaziale europea (Esa). Il loro compito è quello di monitorare costantemente il suolo fino a coglierne i movimenti più impercettibili. In pratica gli occhi elettronici dei radar raccolgono una serie di informazioni che riveleranno se il terreno si sta innalzando o abbassando, traducendo poi quegli spostamenti  della terra in centimetri acquistati o persi. In Toscana è Pistoia nella maglia nera degli sprofondamenti: il terreno su cui sorge la città sta scendendo di 2 centimetri l'anno. In gergo scientifico questo fenomeno si chiama subsidenza.

Una parola balzata più volte agli onori delle cronache associata a città come Teheran, la capitale dell’Iran che sta letteralmente affondando nel suolo. L'Italia stessa non è immune dal fenomeno della subsidenza. Come spiega Nicola Casagli, professore ordinario di Geologia applicata all'Università degli Studi di Firenze, dipartimento di Scienze della Terra: “l'Italia è un Paese attivo e in movimento”. “La Toscana – prosegue Casagli - è stata la prima regione al mondo, a dotarsi di un sistema di monitoraggio continuo che avviene grazie a radar satellitari. Dal 2016, ogni 12 giorni, noi (l'Università di Firenze, ndr) inviamo alla Regione Toscana un bollettino che è il risultato del monitoraggio dei satelliti della costellazione Sentinel-1 dell'Esa.

Di cosa si tratta?

E' un progetto finanziato dalla Regione Toscana, coordinato dall'Università di Firenze, a cui partecipano Protezione Civile, consorzio Lamma e TreAltamira, società che elabora i dati radar satellitari da cui vengono poi fuori mappe molto precise delle deformazioni  del suolo. Ovviamente questa metodologia non intercetta fenomeni improvvisi ed imminenti, permette comunque un monitoraggio continuo di eventuali spostamenti e deformazioni che protraendosi nel tempo possono essere precursori e causa di possibili criticità sul territorio e sulle infrastrutture”.

Quali sono le aree più a rischio della Toscana?

"Secondo i dati il suolo sotto a Pistoia ha registrato un abbassamento, tra il 2014 e il 2019, di 20 millimetri l'anno. L’abbassamento più consistente si è verificato sotto il centro storico e in alcune aree della periferia Sud. Altre zone che hanno registrato dati simili si trovano nel Pisano, nella zona di Larderello e nell'area di Livorno".

C'è una causa precisa che innesca la subsidenza in queste zone?

"L'abbassamento del suolo avviene per due fattori, uno è dovuto alla mano dell'uomo che sovrasfrutta le acque sotterranee, ad esempio con i pozzi, l'altro è legato a cause naturali, come il consolidamento dei sedimenti. La subsidenza a Pistoia è certamente legata all'economia del suo territorio. La città è uno dei principali poli del florovivaismo in Italia, di conseguenza lo sfruttamento della falda acquifera è massiccio essendo sottoposta a un incessante prelievo. Di conseguenza il terreno piano piano scende. Lo stesso problema lo aveva avuto Prato negli anni del boom industriale, quando l'economia della città era basata sull'industria tessile. Qui addirittura il terreno scendeva di 8 centimetri l'anno. Con la crisi del tessile non solo la subsidenza si è bloccata ma si è verificato il fenomeno opposto che si chiama rigonfiamento del terreno, in questo caso l'acqua nella falda è risalita. Tant'è che negli ultimi anni Prato ha il problema dell'allagamento di scantinati e taverne".

Dobbiamo preoccuparci per questi abbassamenti del terreno?

“Non è un fenomeno per il quale dobbiamo allarmarci, anche perché, per esempio per Pistoia, si parla di abbassamenti spalmati su un'area molto vasta e non in una zona circoscritta. Come fenomeno è impercettibile, solo gli strumenti se ne rendono conto”.

Che danni alla lunga possono comportare questi fenomeni?

“Se dovessero durare tanti anni potrebbero comportare un cambiamento nella morfologia del terreno. Ad esempio gli scarichi fognari potrebbero ricevere meno con conseguenti allagamenti”Ci potrebbero essere delle soluzioni? “Una ad esempio potrebbe essere quella del riuso dell'acqua, rimettere sempre in circolo l'acqua utilizzata. Oppure estrarre l'acqua da più pozzi piuttosto che da uno solo”.