Stadio Franchi, rebus di soluzioni: Lucca e Empoli dicono no, ma il governo offre un assist

I lavori di ristrutturazione al Franchi hanno al momento poche certezze. Riunione dalla prefetta per una mediazione tra gli enti locali e la società viola

Il rendering del nuovo stadio Artemio Franchi con le coperture previste

Il rendering del nuovo stadio Artemio Franchi con le coperture previste

Firenze, 7 gennaio 2024 – Frizioni, strategie e assetti politici, campanilismi. I lavori allo stadio Franchi non sono più solo una questione fiorentina. O della Fiorentina. O forse non lo è mai stata, visto che il restyling dell’impianto comunale che ospita le partite viola e in prospettiva anche le gare dell’Europeo 2032, sarà in parte finanziato da fondi pubblici che arrivano da Roma, mentre sono stati bocciati quelli di Bruxelles. Palazzo Vecchio spera di recuperare anche i soldi dell’Europa per coprire le spese del rifacimento non ancora totalmente finanziate, e c’è un’altra questione che sta sollevando un dibattito nell’intero Granducato: dove giocherà la squadra di Commisso durante i lavori? Diverse le opzioni: percorribili in astratto, molte tortuose in concreto.

Nell’agenda del sindaco Dem Dario Nardella c’è un appuntamento martedì dal prefetto Francesca Ferrandino a cui è invitata pure la collega di Empoli (e di partito) Brenda Barnini. A quel tavolo si siederanno il governatore Eugenio Giani, le autorità di pubblica sicurezza, i due club e la Lega calcio. Empoli sarebbe la soluzione più semplice, per tamponare i mesi in cui il cantiere - così com’è stato pensato il programma dei lavori - impedirebbe l’utilizzo di terreno di gioco e spalti. "Empoli è un’opzione realistica", ha detto Nardella, con un ottimismo forse figlio dell’impegno di Giani. Barnini, dal canto suo, finora si è sempre dimostrata poco incline ad ospitare i cugini viola. A preoccuparla, lo stress a cui ogni settimana sarebbe sottoposta la città dal punto di vista dell’ordine pubblico e della viabilità. Anche il Castellani, poi, ha in programma dei lavori di adeguamento.

Sarebbe comunque lo stadio più "pronto" per le esigenze della Fiorentina orfana del Franchi. Gli altri tentativi, più o meno formali, effettuati finora, di una serie A in altre città toscane vicine a Firenze stanno naufragando per i motivi più disparati: dagli interessi di bottega alle difficoltà strutturali. Sembrano problemi insormontabili, almeno in tempi brevi, quelli del "Melani" di Pistoia. L’amministrazione di Lucca ha già detto no al "Porta Elisa". Non buone neppure le condizioni dell’altro Franchi di Toscana, quello di Siena, oggetto perdipiù di un contenzioso finito al Tar fra Comune e società di calcio per lavori di adeguamento che quest’ultima non avrebbe effettuato.

Ma nel rebus di soluzioni, non c’è solo il trasloco fuori città. Palazzo Vecchio ha già messo in bilancio una decina di milioni per l’adeguamento del "Padovani", lo stadio del rugby che sorge nello stesso quartiere di Campo di Marte. Il budget stanziato, però, non basta a coprire la spesa necessaria a rendere l’impianto omologato per la serie A. E la Fiorentina - che nei giorni scorsi ha mandato messaggi poco pacifici alla politica - non pare intenzionata a investirci.

Forse perché c’è un altro piano, a cui la società sta lavorando direttamente con il governo, che prevederebbe di non traslocare mai dal Franchi durante i lavori. "L’esecutivo Meloni – si fa sapere da Roma – sta ragionando sul prolungamento dei lavori e su tutto ciò che potrebbe essere utile a garantire alla Fiorentina uno stadio nuovo e contemporaneamente a giocare al Franchi senza andare in un’altra città. Le legittime aspettative dei viola troveranno in questo governo un interlocutore credibile e affidabile". Il dg viola Joe Barone - in ottica anche delle coppe europee - ieri ha visitato lo stadio di Modena. "Dove giocheremo? Ancora non lo so. La cosa ideale sarebbe giocare nel Franchi ma la situazione è complicata. Vedremo dove andremo a finire. Ne siamo tutti danneggiati: tifosi, Firenze e noi".