Radiografie
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Siena, 10 agosto 2020 - Una gravissima frattura di quand’era bambino: per questa ragione, a livello della caviglia, aveva subito un intervento che aveva compromesso in maniera irreversibile le cartilagini di accrescimento, impedendo il naturale allungamento della tibia. L’uomo oggi ha 40 anni, e a Siena è stato operato proprio per correggere quanto, a causa dell’incidente, si portava avanti per tutta la vita.

È stato dunque eseguito all'ospedale le Scotte di Siena questo particolare intervento chirurgico di allungamento della tibia. L’operazione, spiega una nota dell'Aou senese, è stata effettuata dall'equipe diretta da Stefano Giannotti, su un 40enne: il paziente, «per una gravissima frattura in età infantile a livello della caviglia aveva subito un intervento che aveva compromesso in maniera irreversibile le cartilagini di accrescimento, impedendo il naturale allungamento della tibia». «Il paziente - spiega Giannotti - presentava un'alterazione morfologica di circa 12 cm che rendeva difficoltoso lo svolgimento delle normali attività quotidiane. La particolarità dell'intervento eseguito è stata quella di utilizzare un chiodo endomidollare tibiale per ottenere, nel tempo, l'allungamento del segmento osseo. Questo tipo di sistema possiede un meccanismo interno che spinge l'allungamento e che è attivato e controllato tramite dispositivi elettronici esterni. Il chiodo endomidollare presenta al suo interno un magnete collegato tramite una serie di ingranaggi ad una vite filettata. Una volta impiantato, il chiodo viene allungato tramite la rotazione del magnete indotta da un dispositivo esterno con motore elettrico e magneti rotanti, come se fosse un telecomando. L'allungamento si basa sull'osteodistrazione, cioè il graduale allungamento del callo tra segmenti ossei chirurgicamente osteotomizzati che determina la neoformazione di tessuto osseo». L'allungamento stimato, che dovrebbe avvenire quotidianamente a partire dal decimo giorno dopo l'operazione con paziente già dimesso, è di circa 0,75 millimetri al giorno. «Con questo sistema innovativo - aggiunge Giannotti – che permette al paziente di tornare presto a casa e di avere un allungamento progressivo dell'osso, sono state evitate le difficoltà di gestione di un fissatore esterno, che fino ad ora era considerato il golden standard in questo tipo di interventi ma che presentava una serie di difficoltà per i pazienti tra cui la possibilità di infezione, le continue medicazioni e complicanze come le rigidità articolari, le contratture muscolari e il dolore».

 

Maurizio Costanzo