Primo giorno di scuola (foto d'archivio Newpress)
Primo giorno di scuola (foto d'archivio Newpress)

Ci siamo. Vacanze finite, oggi suona la campanella della scuola per oltre 500mila studenti toscani, umbri e spezzini. Si torna in classe tra annosi problemi e rinnovate speranze. Un mondo (docenti, dirigenti scolastici, personale tecnico, bidelli, allievi e le loro famiglie) torna a mobilitarsi per la nuova stagione scolastica. «La Nazione» è già in campo, forte anche del successo di partecipazione e interesse che sta riscuotendo la nostra iniziativa dedicata al pianeta istruzione. Un viaggio tra i problemi, i disagi ma anche le tante luci, i bei progetti, le diverse storie. Ogni lunedì il giornale accoglie da Toscana, Umbria e Liguria la preziosa testimonianza di un docente, con l’obiettivo di dare più voce a un mondo – quello della scuola – fondamentale nella società. Gli interventi degli insegnanti oltre che sulle pagine de La Nazione troveranno spazio anche sul sito del giornale (www.lanazione.it) che mette a disposizione un indirizzo per inviare i contributi (nazioneonline@quotidiano.net).

 

Firenze, 16 settembre 2019 - Le considerazioni che un docente può esprimere sul mondo della scuola sono sempre molto soggettive, forse più soggettive di tante altre realtà lavorative: il giudizio risente del rapporto avuto con le persone che ha istruito e educato, di quello con colleghi e dirigenti, dalla realtà culturale e sociale in cui il suo microcosmo è collocato. Sta al docente appassionato trovare il senso della bellezza del far scuola in realtà che sono spesso difficili e variegate, mai comunque scontate. In 30 anni di docenza in tanti istituti d’Italia posso dire di essere certo di poche cose e tra queste che il “mestiere dell’insegnante” lo si può apprendere ma l’arte di insegnare no, essa è solo tua; l’altra è che verso i propri allievi bisogna provare sempre benevolenza. Che non significa non essere rigorosi e autorevoli.

L’istituto in cui insegno ormai da anni tuttavia può essere paradigmatico della realtà della scuola italiana poiché si tratta di un istituto di grandi dimensioni (1600 allievi), anche se situato in un piccolo comune, e che offre indirizzi scolastici che vanno dai licei ai tecnici al professionale agrario con ragazzi di diversa estrazione sociale e culturale; questa diversità rappresenta una straordinaria ricchezza. Eppure il malessere del corpo insegnante è reale e spesso tangibile e non dipende certo dalle nuove generazioni, il confronto con le quali, è innegabile, è diventato sempre più complesso. La sfida impegnativa è per una una scuola sempre più inclusiva che lasci al passato quella selettiva, ma che conservi alta la qualità dei contenuti e della formazione; l’inclusione non deve andare a scapito del merito e dell’impegno. Il malessere è determinato dalla scarsa considerazione che i docenti e la scuola stessa possiedono nella società odierna; con famiglie che spesso hanno rotto il patto educativo con l’istituzione scolastica e diventano aggressivi avvocati di parte; una società anche che scredita perché tende a monetizzare ogni cosa e chi ha stipendi inadeguati diventa poco credibile.

Ma non è  questo soltanto: è l’idea di aziendalizzazione della scuola che è inaccettabile e dannosa. E’ imbarazzante talvolta pensare a come si sia voluto mettere mano senza necessità all’esame di stato senza mai pensare a come rendere veramente moderna l’istruzione. E c’è un nemico che sarebbe facilmente eliminabile: la burocrazia. Ridurre drasticamente la burocrazia, che è a livelli impressionanti, ridarebbe un po’ di entusiasmo ai docenti ridotti spesso a compilatori di registri, griglie e moduli. Significherebbe liberare il tempo e la mente da indirizzare verso ben altri obiettivi. E chi mi sa dire perché lo Stato spende nella scuola meno di molti altri paesi europei quando è risaputo che ogni euro speso in cultura e formazione rientra triplicato?

Sandro Palumbo, docente di Lettere e Storia nei corsi tecnici Afm e Turistico IIS Parentucelli Arzela di Sarzana