Ostetriche patrimonio dell'Unesco. Ma in Italia turni massacranti per 1.500 euro al mese

Da Firenze il sindacato Nursing Up lancia l'hashtag #tralemanidunostetrica per chiedere che questa importante professione venga valorizzata, con più assunzioni e stipendi più alti

Firenze, 8 dicembre 2023 – Unesco ha inserito l'assistenza ostetrica nell'elenco del patrimonio immateriale e culturale dell'umanità. Lo ha fatto giovedì 7 dicembre, a due giorni dallo sciopero che ha visto in piazza medici, infermieri e gli altri professionisti della sanità. Come appunto le ostetriche, circa duemila in Toscana. “Siamo felici che l'Unesco abbia riconosciuto il valore della nostra figura professionale - commenta Roberta Guadagno, ostetrica di Careggi, sindacalista e referente nazionale del coordinamento ostetrico di Nursing Up – ma mentre nel resto del mondo siamo valorizzate, sostenute, incentivate, ben retribuite, in Italia va diversamente”.

Per questo le ostetriche e gli ostetrici di Nursing Up hanno lanciato sui social una campagna di sensibilizzazione sotto l'hashtag #tralemanidiunostetrica. Un video pubblicato su TikTok spiega le condizioni in cui lavora chi ha la responsabilità di due vite, della madre e del neonato. C'è chi guadagna meno di 1.500 euro al mese, pur lavorando i festivi e le notti e chi è costretto a turni massacranti perché mancano le ostetriche. Figure professionali laureate, che però guadagnano la metà delle colleghe europee che sono diplomate.

“Mi sono laureata nel 2006 – spiega Guadagno – poi ho fatto un master. Ho iniziato a lavorare in una clinica privata, poi in giro per l'Italia. Adesso sono ostetrica a Careggi. Dopo 17 anni di lavoro il mio stipendio è di circa 1.700 euro al mese. Abbiamo una grande responsabilità, ci occupiamo di due vite e tutti, quando siamo nati, siamo venuti al mondo passando tra le mani di un'ostetrica, come recita il nostro hashtag”. “Faccio con passione questo lavoro, che ho scelto perché ho assistito alla nascita della mia sorella più piccola e quei momenti mi sono rimasti nel cuore”, prosegue l'ostetrica e sindacalista. “Lanciamo il nostro appello – conclude – perché anche in Italia vogliamo essere un patrimonio e non una specie in via d'estinzione”.