Emanuela Zuccagnoli, referente Toscana di Penelope a "Chi l'ha visto?"
Emanuela Zuccagnoli, referente Toscana di Penelope a "Chi l'ha visto?"

Firenze, 25 maggio 2020  - "In Toscana, pur non essendosi mai verificati casi come quello di Angela Celentano, di Denise Pipitone o Sara Scazzi, sul fenomeno dei minori scomparsi è bene tenere sempre viva l'attenzione, anche in conseguenza della crescita di fenomeni legati a bullismo e cyberbullismo". Parole di Emanuela Zuccagnoli, referente per la Toscana dell' associazione Penelope, che in campo nazionale si occupa di ricerca di persone scomparse e di sostegno alle rispettive famiglie.

LaNazione.it interpella Zuccagnoli in occasione della Giornata mondiale dei minori scomparsi, alla quale Penelope contribuisce alle 19 di questo 25 maggio in diretta sul proprio profilo Facebook con interventi del presidente nazionale Nicodemo Gentile e dell'ex presidente Antonio La Scala, che attualmente guida l'associazione Gens Nova specializzata nella lotta a bullismo e cyberbullismo.

Zuccagnoli, come si manifesta, in Toscana, il fenomeno dei minori scomparsi?

"Non siamo fra le regioni più a rischio né per numeri, né per tipologia delle cause. Anzitutto occorre distinguere fra fasce d'età. Le 'scomparse' più frequenti avvengono fra gli 0 e i 6 anni e fra i 14 e i 17. Le prime rientrano per lo più nell'ambito dei figli contesi fra genitori di diverse nazionalità. Uno dei due porta il figlio all'estero, l'altro denuncia il fatto, che la legislazione classifica come 'scomparsa' anche se è magari noto dove il bimbo si trova, ma più che di 'scomparse', si tratta di vere e proprie sottrazioni, spesso portate all'attenzione del Telefono Azzurro. Per noi, come associazione, una volta che il minore si trova all'estero le possibilità di intervento diventano limitate".

E per la fascia adolescenziale fra i 14 e i 17 anni?

"Se non si tratta, anche in questo caso, di 'sottrazioni' di cui i giovani sono vittime, occorre distinguere due tipologie, entrambe riconducibili a gesti volontari da parte dei minori".

Prego.

"La prima riguarda ragazzi affidati a strutture o famiglie, che fuggono per rientrare nei nuclei di origine. È il caso di rom e sinti, in linea con con la loro cultura. I ragazzi, 'scomparsi' per legge dopo la denuncia degli affidatari, sono rintracciabili e intercettabili e vanno ricercati, anche se non sono in pericolo per la loro incolumità. Sul piano statistico in questo novero si inserisce il caso dei migranti".

In che senso?

"Arrivati coi barconi, molti ragazzi si allontanano dopo la procedura di identificazione. Giuridicamente, risultano 'scomparsi' e rappresentano la schiera più numerosa dei minori di cui non si hanno più notizie. Sul sito del Garante straordinario delle persone scomparse, che opera presso il ministero degli Interni è pubblicata la statistica degli scomparsi di ogni età nel nostro Paese, dal 1974 al 30 aprile 2020. Su 130 mila denunce 42 mila riguardano italiani, moltissime sono relative a minori migranti".

E gli adolescenti che si allontanano dalle famiglie di origine?

"Distinguiamo due casi-tipo. La prima vede i giovani allontanarsi assieme a un adulto, magari per ragioni sentimentali, accade soprattutto con ragazze. Oppure, ci si allontana per sottrarsi a contrasti familiari".

Ad esempio?

"Abbiamo avuto il caso della figlia di un tassista, ritrovata incolume in un giardino pubblico e per la quale si mobilitarono i colleghi del padre. Fu una 'ragazzata', c ome spesso lo sono i casi in cui ci si rifugia da un amico. ma non per questo sono meno preoccupanti. I motivi per cui si fugge da casa sono i più svariati. Contrasti fra genitori, genitori violenti. Oppure motivi apparentemente futili come il colore dei capelli".

Racconti.

"Un adolescente toscano, di famiglia tradizionale e severa, sparì in seguito al divieto di decolorarsi impostogli in casa".

Come finì?

"Arrivò in treno in una città a un'ottantina di chilometri, e si sottopose a tintura da un parrucchiere. Fu quest'ultimo, dopo che furono diffuse le foto, a dare informazioni utili a rintracciare il ragazzo. Era castano, rientrò a casa biondo".

Determinato. Sapeva ciò che voleva.

"I ragazzi sono informati, conoscono destinazioni e tecnologie. Sanno che col telefonino è facile raggiungerli, se fuggono tolgono la sim".

"Vittime" solo delle famiglie in cui si litiga o con le quali litigano, i ragazzi che decidono di "sparire"?

"Non soltanto. C'è un pericolo nuovo, per quanto antico come il mondo: il bullismo, oggi più infido ed 'efficace' che mai con l'utilizzo dei social e delle tecnologie. Anni fa, un'adolescente si allontanò da casa di notte, fu ricercata finché si scoprì che aveva compiuto un atto estremo. Di fronte a casi come questo tutti siamo chiamati a impegnarci. La scuola, le famiglie, le forze dell'ordine, le istituzioni, le associazioni come la nostra, i media e non solo".

Cosa si può fare contro il fenomeno delle fughe - più o meno volontarie - dei minori?

"Fare rete per rintracciarli, coinvolgere gli organi di informazione, i social, le scuole. Diffondere in ogni modo foto ed elementi di riconoscimento. L'Olanda è il paese in cui è stata escogitata la soluzione più capillare".

Quale?

"In ogni sportello bancomat è stato inserito un amber alert con l'immagine e le generalità di un ragazzo scomparso e le modalità per avvertire le autorità, che il cliente vede appena ha inserito la tessera. Come accade con gli spot pubblicitari degli istituti di credito. Non sappiamo se finora abbia avuto successo. In ogni caso la regola d'oro è agire sulle cause degli allontanamenti volontari. Col dialogo in famiglia e fuori, la vicinanza ai ragazzi. Rintracciarli è l'ultimo rimedio. Il primo è la prevenzione".