Il professor Nicola Casagli durante un sopralluogo in Arno dopo il crollo del lungarno
Il professor Nicola Casagli durante un sopralluogo in Arno dopo il crollo del lungarno

Firenze, 3 agosto 2016 - DUE VERSIONI che non collimano. «Per quanto mi riguarda, confermo quello che ho detto fin da subito, ovvero che la frana del lungarno Torrigiani è stata causata da una perdita d’acqua. E, quindi, presumibilmente dalla rottura del tubo di Publiacqua». 

Il geologo Nicola Casagli, che dopo poche ore il disastro era già lì in piazza Mentana a monitorare coi radar la situazione e a capire cosa avesse provocato quella figuraccia a livello planetario, esclude che a causare la voragine sia stato un precedente smottamento della collina sovrastante

Professore, la relazione firmata dai consulenti di Publiacqua e depositata in Procura afferma l’esatto contrario, dato che si parla del cedimento della collina di San Giorgio... 
«L’ho letto ieri mattina sui giornali; io non ho visto questa relazione. Escludo però che le frane che in passato hanno provocato anche molte vittime in via dei Bardi abbiano una relazione con quanto successo a fine maggio. Siamo in possesso dei dati da satellite che ci dicono che dal 1992 ad oggi non c’è stato alcun movimento significativo». 

Insomma, la Costa de’ Magnoli si sarebbe stabilizzata... 
«Esattamente. È un dato di fatto che quella collina a sud di Firenze sia franosa. Non a caso tra il tredicesimo e il sedicesimo secolo è stata scenario di fenomeni eclatanti. L’ultimo di rilievo risale al 1547. Poi, grazie al divieto di costruzione decretato da Cosimo dei Medici, al miglioramento climatico che ha portato alla diminuzione delle piogge e alla costruzione del lungarno durante Firenze capitale, il problema si è in un certo senso risolto da sé». 

E allora come si spiega il cedimento della collina tirato in ballo da Publiacqua? 
«Se qualcuno ha dati diversi, li metta a disposizione. Non vorrei però che si mescolassero cose diverse: le antiche frane che provocavano morti con quella di adesso che, in confronto, è ben poca cosa». 

L’azienda idrica è in possesso dei dati che le arrivano via via dai radar? 
«Certo che sì. Publiacqua fa parte del tavolo tecnico e quindi ha in mano tutti i risultati delle nostre osservazioni, che proseguono». 

Secondo lei c’è stata imperizia da parte di Publiacqua, allora... Si sarebbe dovuta prevenire la rottura del tubo... 
«Io questo non posso dirlo. Ripeto solo che per me la frana è associata a una perdita d’acqua. Se ci fosse stata una frana in atto avremmo avuto fessure nel lungarno, ma anche lesioni su edifici, alberi inclinati e fratture nel terreno. Tutte cose che i nostri strumenti non hanno visto. Per questo mi sento di dire con assoluta certezza che gli edifici non si sono mai mossi. Vediamo i punti stabili prima del 14 maggio e dopo il 30 dello stesso mese. Sul lungarno c’è stata una frana rapida, ma piccola». 

Nella relazione pare si parli di mancanza di terreno sotto al tubo...
«Può darsi che in seguito a una forte perdita d’acqua si creino dei vuoti. In gergo tecnico si parla di ‘sifonamento’. Non escludo che ci sia stato questo fenomeno, ma in misura limitata».