Siena, 12 ottobre 2021 - "Prima che cambi il colore del cielo voglio dirti che ero grassa, grassa davvero", il leit motiv del nuovo singolo di Isotta Carapelli che dall’8 ottobre si trova su tutti i portali digitali, da Spotify ad Amazon. "Ho voluto valorizzare queste frasi perché era il concetto che doveva emergere. Temevo che usare il termine ’grassa’ potesse avere una valenza offensiva. Tutt’altro invece, racconta semplicemente la mia esperienza", confessa Isotta.

Senese della Giraffa, 29 anni, cantautrice a cui la nonna ha trasmesso la passione per la musica anche se ha conseguito la laurea magistrale in Economia per l’ambiente e lo sviluppo. Bullizzata a scuola, un’esperienza che ha lasciato cicatrici. 

"Mi trovavo nello studio di registrazione con il co-autore del brano quando lui disse ’vado a portare mio figlio a giocare a palla avvelenata’. Senza pensarci su risposi che a quel gioco venivo catturata per prima perché ero grassa, ma grassa davvero. Da quel momento ho rivissuto l’orrore che mi assaliva quando dovevo subire le angherie di stupidi che trovavano nel gruppo la forza che non avevano da soli, riversando su di me il loro disagio e la loro maleducazione. Credo che sia grazie a questa esperienza che ho sviluppato una viscerale sensibilità verso chi subisce ogni genere di discriminazione", spiega Isotta. Che il nuovo singolo, prodotto dalla prima etichetta italiana tutta al femminile, l’ha intitolato appunto ’Palla avvelenata’. Brano che è frutto del ricordo di una sofferenza legata al bullismo che ha portato la 29enne, così come tante altre persone, a una guerra contro se stessa e contro la bilancia. 

In questo singolo c’è dunque Isotta.
"C’è un periodo difficile, ero cicciotella, molto timida. Soffrivo tanto quando mi prendevano in giro per la mia fisicità. A scuola mi stava pensiero andare alla lavagna, quando andavamo in palestra a fare ginnastica desideravo sparire. L’obiettivo di questa canzone è lanciare un messaggio di speranza: una situazione momentanea che sembra insormontabile è alla fine superabilissima. Un invito ad aprire il cuore, con leggerezza, alle difficoltà. A guardare con un filo di distacco i piccoli drammi personali".
Come è riuscita a superare la fase difficile?
"Affrontando i problemi. Dicevo che non volevo uscire di casa, però alla fine andavo a scuola. Lo superavo da sola. Ho anche cercato di ribellarmi perché non erano solo parole, un po’ ti umiliavano. E da bambini le ferite restano. Tuttora ci penso e sono strafelice di aver realizzato questa canzone".
Che consiglio darebbe a chi viene bullizzato?
"Non sono né una sociologa, né una psicologa. Dovrebbe cambiare la coscienza delle persone. Potrebbe essere utile sensibilizzare fin da piccoli al rispetto per gli altri, a come si vive in maniera civile ed empatica".
Qualcuno dei compagni di scuola si è fatto vivo dopo aver ascoltato ’Palla avvelenata’?
"Nessuno ha chiamato, solo gli amici più stretti".
C’è anche un video: dove è stato girato?
"A Roma in una settimana, in un circo. Una delle protagoniste è la mia migliore amica".