Impennata del paniere, vola il prezzo di frutta e verdura

L'olio raddoppia, i dati Istat elaborati dall’ufficio statistica del Comune

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Arezzo, 2 febbraio 2024 – Frutta alle stelle, vegetali pagati a peso d’oro. Diventa da ricchi seguire il consiglio dei medici di consumare tanta frutta e verdura. Il paniere della spesa si impenna e mettere nel carrello pane, carni, pesce e prodotti alimentari vari è sempre più oneroso. Non c’è pace per il consumatore, che oggi rispetto ad un anno fa vede salire, in alcuni casi a dismisura, il costo dei prodotti che normalmente mette nel carrello. Si alzano i prezzi dei prodotti freschi e da dispensa, ma anche di quelli lavorati e semi lavorati. A fornire i dati è l’ufficio statistica del Comune che elabora per Arezzo i numeri dell’Istat. In particolare i dati fanno riferimento all’ultimo anno. Il paragone in questo caso prende come riferimento i prezzi di dicembre 2023 e di dicembre 2022. Qui viene calcolata la variazione tendenziale degli indici del Comune di Arezzo aggregati per classi e relativi segmenti di consumo. Numeri che salgono ma che sono destinati ad aumentare ancora a gennaio, appena saranno disponibili i nuovi dati Istat. Molte di queste percentuali sono infatti destinate a volare con le prossime rilevazioni, a causa degli aumenti che nel frattempo ci sono stati e che pesano come macigni sui consumatori finali. Proprio i cittadini sono alle prese adesso con l’impennata del paniere della spesa. Volano tanti prodotti che finiscono dagli scaffali dei supermercati direttamente sulle nostre tavole. A spaventare di più sono le impennate di frutta e verdura. La frutta in generale da dicembre 2023 allo stesso periodo dell’anno scorso è aumentata del 14,1%. E questo vale anche per la frutta di stagione. Basti pensare che nello stesso periodo le arance sono salite del 9,5%, le pere hanno fatto un balzo in avanti del 22%, la frutta fresca o refrigerata aumenta quasi della metà. Non va meglio sul fronte vegetali, che nel loro insieme sono aumentati del 6,9%. Anche qui ci sono picchi negativi. I cavoli, pur di stagione, salgono del 10,8%, le patate aumentano del 16%, più 14% per i funghi. Impennata anche per oli e grassi in generale con aumenti del 26,3% sul dicembre dell’anno prima. Clamorosa l’impennata dell’olio di oliva salito del 45,3%. Salgono dell’1,7% anche pane e cereali. All’interno di questa categoria, fa peggio il riso salito del 6,4%. E la pizza? Più cara del 4,4%, ma vale anche per il preparai di pasta saliti del 3,5%, che diventa 3,8% in più per i prodotti di panetteria confezionati. Salgono di un punto percentuale le carni, con picchi del 6,9% per la carne ovina e caprina, più 3,8% per i salumi al banco. Non va meglio col pesce che insieme ai prodotti ittici è salito in un anno dell’1,9%. Crostacei e molluschi freschi sono saliti entrambi oltre il 7% in un anno. Diminuiscono solo latte e formaggi del -2,1%. Magra consolazione perché lo zucchero per esempio è salito del 3,5% insieme a confetture, miele, cioccolato e dolciumi. Aumentano del 2,6% salse e condimenti e salgano del 2% in un anno anche i prodotti per bambini. Concedersi un caffè costa l’1,6% in più, ma a salire è anche il the. L’acqua bene indispensabile? In un anno è aumentata del 5,5% la categoria acque minerali, bevande analcoliche, succhi di frutta e verdura con picchi di oltre il 10% per le bevande gassate e del 3 per l’acqua minerale. Salgono del 2,4% anche gli alcolici, dell’1,5% i vini, del 3 la birra.