Un uomo in spiaggia
Un uomo in spiaggia

Firenze, 29 maggio 2020 - Martedì di buon ora la compagnia è di strada. Bardatura anti covid19, attrezzi di chi lo fa da tempo, poche parole per scaramanzia e un viaggio lungo un paio d’ore. Non manca chi dice che il paesaggio che stiamo attraversando è bello e a quelle prime ore del giorno si sveglia da solo e come un bambino che sta bene, non piange, si trastulla. Colpi di luce, un ordine che disegna geometrie ricche di sfumature, di linee ordinate come una pettinatura curata. Silenzio, si procede in silenzio. La prima sosta dopo più di un ora di strada. Mezzo panino con la porchetta e una spuma.

La distanza di un metro ? Ma che dici ? Siamo stati a non meno di un metro e cinquanta masticando lenti un panino stoppone con la porchetta tenera che scivolava bene. Poi il mare. Dopo mesi di clausura ossequiosa di regole generali il mare, da sempre sul trono delle cose più amate, rende i vecchi bramosi, attivi. Ma sempre silenziosi. Quello spettacolo non si spreca. Più che una sfida è un invito: fammi vedere quel che sai fare vecchio. Io sono il mare, la brezza mi increspa la superficie, guardami, piazzati, scegli il tuo modo di provarci, di tendere la tua trappola, di provarci ancora una volta a mietere il grano sotto l’increspatura della superficie. Guarda che quiete. I vecchi al mare si espongono a rischi, a scottature che ne tatuano il corpo, a tagli, a posture, a soluzioni azzardate. Qui, ora ha la meglio il racconto di dettaglio: finale del 10, amo forte e piccolo, tre bachi il primo a coprire rivolto verso la punta della canna e altri due appuntati sotto, a sgambettare. La pesca a scorrere, a fondo, con l’esca finta da far correre nello specchio per attirare l’ingordigia di qualche predatore.

Una bella spigola. Una di cui si ricorda la volta, con chi eravamo, le difficoltà e la sorpresa anche se non l’abbiamo fotografata l’abbiamo mangiata in compagnia. I vecchi conoscono il sapore di quel che mangeranno, l’odore, e gli occhi stretti da sorrisi che apprezzano i complimenti. Le ore al mare volano e già si è fatta l’ora. È andata bene, a casa stasera si mangia da re. Non solo i vecchi ma tutto il vicinato. I vecchi al mare fanno anche tenerezza. Stanno lì e sanno quel che succede la sotto: “se ne sono accorti, nati di un cane, non gli danno...ma guarda il cielo potrebbe alzarsi una perturbazione, minacciare onde grosse, potrebbero sentire i pesci la spinta della paura, muoversi a buttar giù quel che gli capita prima di rintanarsi e far passare la buriana”. Il più bravo non è il più vecchio. Il più vecchio e quello più felice. Lui i pesci li ha sempre sognati, la pesca, l’attesa, la cattura, lo hanno più volte nella vita fatto persino correre qualche rischio. Comunque a lui vien davvero bene intrigare la lenza, agganciare un barchino. Meno male che ora i vecchi non son quei compagni di una volta che lo facevano nero e raccontavano in giro poi le sue disavventura. I vecchi al mare se non gli rompi i coglioni ti lasciano fare, se proprio hai di bisogno un aiutino te lo danno e non vedono i tuoi errori sono tutti intenti a governare i propri. I vecchi al mare, a distanziarsi ci pensano da soli. Poche parole, caso mai una pisciatina e stanchi al ritorno a casa dove ad aspettare c’è la brace accesa e un buon appetito. Il mondo capita un martedì che è di una bellezza struggente.