L'arrestata (Fonte Chi l'ha visto?) e i carabinieri di fronte alla casa (New Press Photo)
L'arrestata (Fonte Chi l'ha visto?) e i carabinieri di fronte alla casa (New Press Photo)

Firenze, 23 dicembre 2020 - Nel palazzone di via Fontana 40, le pulizie condominiali si fanno il giove dì o il venerdì. E per un paio di giorni buoni, all’inizio del mese di novembre del 2015, i residenti trovarono l’androne imbrattato di una sostanza appiccicosa e, respirando un odore nauseabondo, pensarono davvero alla presenza di morte. Una signora incrociò una ragazza che stava occupando un appartamento di fronte al suo e – vis to che "ogni volta che aprivano la porta questo puzzo si spandeva per tutto l’androne delle scale" – affrontò il problema.

"Una mattina – ha detto l’inquilina ai carabinieri – tornai dal supermercato e mi accorsi di questo puzzo di carne marcia. Vidi una donna giovane che stava uscendo da lì con in mano delle buste di carta dalle quali usciva una sostanza che sgocciolava sul pavimento, io le dissi ’o icché c’è un morto?’ perché ero disturbata da questo fetore. Lei continuando a sistemare queste buste rientrò dentro l’appartamento e riuscì trascinando un trolley e mentre riprendeva in mano le le buste di carta mi disse ’signora si è rotta una damigiana di vino’ e io le dissi ’altro che vino, questo è odore di ciccia andata a male’. Poi questa signora, senza rispondermi e anche seccata, uscì dal portone e la vidi che gettava le buste di carta che sgocciolavano nel cassonetto di fronte a casa e se ne andò con il trolley".

Per i carabinieri, quella donna era Elona Kelosha, e quei resti che emanavano odore di morte in tutto il palazzo, erano quelli dei coniugi Shpetim e Teuta Pasho, 54 e 52 anni, genitori del suo fidanzato dell’epoca. Nelle quaranta pagine del fermo emesso dal pm Ornella Galeotti, ci sono gli elementi che inguaiano la 36enne albanese, al momento unica indagata (anche se in concorso con ignoti) per il duplice omicidio, il vilipendio dei cadaveri e il loro occultamento. In questa casa di via Fontana, che la donna ha cercato in ogni modo di non fa ritrovare, aveva sistemato le due vittime, arrivate un mese prima dall’Albania per aspettare il figlio Taulant, all’epoca fidanzato di Elona, che uscisse dal carcere dove si trova recluso per spaccio di droga.

Probabilmente Elona aveva pianificato tutto. Movente i soldi: una ingente somma di denaro contante che i Pasho portavano sempre con sè. Un "lavoro" da fare prima che il fidanzato uscisse: il denaro era suo e difficilmente avrebbe potuto sottrarlo a lui. In alternativa, la donna avrebbe ucciso per le frizioni che aveva con i genitori del fidanzato, in particolare con la madre Teuta "che mal tollerava l’ingerenza della Kalesha nelle loro questioni familiari"

Dopo il delitto, oltre a cancellare (un po’ maldestramente, a giudicare dai numerosi testimoni riscontrati) le tracce, "traspare l’intenzione della donna di costruirsi un alibi e di sviare da sè le indagini, costruendo ad arte un personaggio le cui caratteristiche sono quelle della donna maltrattata e succube delle violente pulsioni dell’allora fidanzato".

Non solo. "Ad ogni favorevole occasione, Elona ha depistato da subito le indagini sulla scomparsa, omettendo di comunicare alla famiglia dove fosse l’appartamento preso in affitto per i Pasho e poi fornendo versioni contrastanti sull’ultimo contatto av uto con la coppia".

Anche le denunce di cinque anni fa di Vittoria erano ’viziate’ da lei: teneva in pugno la ragazza, hanno ricostruito gli inquirenti, perché sapeva della sua relazione con un uomo sposato.
I due Pasho, che il sabato sera avevano dormito da un nipote a Castelfiorentino, potrebbero essere stati uccisi nel sonno. Comunque all’improvviso. La coltellata, lama di 7/8 centimetri, larga 2, che ha ammazzato Shpetim, è stata vibrata alla regione latero cervicale destra.