Claudia Meini
Claudia Meini

Cascina (Pisa), 10 aprile 2020 - Una fuga nel buio. Una donna in pigiama e ciabatte che non si trova da 17 giorni, nonostante i paesi deserti e le strade spettrali dove si avverte anche il rumore di una foglia che cade. Claudia Meini, 40 anni, è un fantasma dal 23 marzo, quando scappò dalla casa di genitori a Cascina, tormentata dalla paura della pandemia per il Covid-19. Non è in Arno, dove i sommozzatori l’hanno cercata. Non è sulle sponde del fiume, battute da Zambra fino alla foce di Marina di Pisa.

Allora dov’è Claudia? E’ il ‘giallo’ che si sta consumando nel Pisano al tempo del Coronavirus e sul quale l’attività investigativa si sta muovendo a tutto campo, condotta dai carabinieri e coordinata dal pm Fabio Pelosi che, nelle ultime ore, starebbe seguendo alcuni precisi filoni coperti dal massimo riserbo. Nessuno scenario è escluso, dopo che le acque non hanno restituito il corpo. La 40enne, nel suo vagare, potrebbe aver fatto un brutto incontro, essere stata vittima di un aggressore che poi l’ha fatta scomparire.

Impossibile, ipotizzando questo copione - che, si apprende, gli inquirenti non possono escludere - non andare con la mente al mistero di Gello, una manciata di abitati più in là, verso Pisa, e a Roberta Ragusa, il cui corpo non è più stato trovato: una vicenda che la giustizia ha consegnato alla storia come delitto efferato. Ma anche un ‘cold case’ sempre in piedi. Nel caso di Claudia, però, la sequenza - a parte l’abbigliamento e lo scuro della sera - presenta un quadro diverso già dalle fasi iniziali. La donna fu vista fuggire dalla madre che non fece in tempo a raggiungerla, e il giorno precedente la 40enne si era allontanata anche dalla casa che divide a Pisa con due studentesse.

I carabinieri la trovarono in giro, confusa, e l’accompagnarono al pronto soccorso. Poi fu portata dai genitori dove una manciata di ore dopo la cosa si ripeté. "Era tormentata dal virus - dice la madre, Graziella Giani - e dall’impossibilità di vedere il figlio (avuto da una precedente relazione) con cui parlava via Skype. Non andava a trovarlo, doveva prendere il bus e aveva paura di essere contagiata. Il fatto che non si trovi nel fiume ci lascia accesa la fiammella della speranza". I carabinieri hanno sequestrato il cellulare di Claudia: nelle ultime telefonate e nei movimenti telematici potrebbero esserci indizi.

E’ la pista che viene battuta? Altrimenti cosa può essere successo? "La conosco bene e so che Claudia non avrebbe mai fatto un gesto folle", dice il compagno Andrea Marcacci, che ha rilanciato l’appello sui social e non si dà pace. La crede viva e in zona: "anche se a questo punto pensiamo che possa essersi cambiata d’abito, magari utilizzando vestiti che ha trovato abbandonati ". "Il blocco totale dei movimenti - aggiunge - ci aiuta a ritenere che non possa essersi allontanata, viviamo un dramma, ma la cerchiamo senza sosta". Il compagno - che con lei condivide il lavoro nel mondo del marketing - non esclude che Claudia "abbia subito una perdita parziale o totale di memoria" che le impedisce di tornare a casa. Oppure qualcuno la costringe da qualche parte? Anche questo non si può escludere.

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