Camini e stufe nel mirino. "Ma l’aria inquinata non dipende da questo"

La Regione Toscana impone l’accatastamento on line degli impianti a biomasse e nella Media Valle lucchese si scatena la bufera: "Sistema per fare cassa"

Caminetti nel mirino. Scattano i controlli

Caminetti nel mirino. Scattano i controlli

Lucca, 8 ottobre 2023 – L’autunno tarda ad arrivare, ma nella Piana di Lucca fa caldo, molto caldo, non solo atmosfericamente parlando. Ad alzare il tono dello scontro sono le disposizioni dell’Unione Europea sull’inquinamento, secondo cui al superamento di determinati valori di Pm10 scatta in automatico lo stop a stufe e caminetti a legna. Da sempre si prova a ovviare al problema, cercando un modo per salvaguardare la popolazione di una zona – quella della Piana Lucchese, ma soprattutto della Media Valle – dove queste forme di riscaldamento domestico sono ancora molto in uso. Di recente ha provato la Regione a mettere ordine con un provvedimento che invita i cittadini ad accatastare online il proprio impianto a biomasse, in modo da sollevare il cittadino da possibili responsabilità nel caso in cui l’impianto dovesse essere oggetto di controlli. Nonostante le rassicurazioni che per ora non ci saranno multe (e in caso di controlli con esito negativo, come specificato dall’assessore Monni al nostro giornale, ci sarà la possibilità di mettersi in regola entro 30 giorni), il provvedimento ha scatenato polemiche, soprattutto nel centrodestra.

A sparare ad alzo zero è prima di tutto il consigliere regionale della Lega Massimiliano Baldini. "E’ davvero credibile – si chiede – che il problema dell’inquinamento dell’aria nei territori della Piana Lucchese debba dipendere principalmente dalle emissioni di camini e caldaie a pellet a biomasse? Per noi, no. La giunta Giani vuol fare cassa sulle spalle della gente per nascondere i continui rinvii delle opere che sono necessarie per migliorare la viabilità".

Baldini ricorda come solo pochi mesi fa a Porcari bruciò una cartiera per ore e non fu rilevata nessuna alterazione dalle centraline: come a dire che qualcosa non torna nel sistema di rilevazione, messo in discussione anche da molti sindaci, che dubitano che gli sforamenti in periodi invernali derivino prima di tutto dalle stufe e dai camini.

Di caos parla Fratelli d’Italia in Regione che sottolinea come da queste parti ci si sia adeguati male alle normative europee e nazionali. Un pasticcio, che penalizza le aree rurali e montane dove questi sistemi di riscaldamento costituiscono un consistente risparmio moltissime famiglie. "Migliaia di cittadini, del tutto ignari perché è totalmente mancata la comunicazione, ci hanno contattato per chiedere spiegazioni – scrivono i consiglieri di Fdi – tanto che l’unica soluzione non può che essere ritirare e modificare fortemente la delibera regionale. Ed è ciò che chiediamo in una mozione in consiglio regionale".

Fratelli d’Italia chiede di prorogare al 2024 l’obbligo di registrazione e di rivedere il sistema sanzionatorio, coinvolgendo i comuni. "Assurdo – aggiungono – che nel ’23 per controllare l’effettiva registrazione di un impianto, un’amministrazione pubblica sia costretta a recarsi per ben due volte presso un’abitazione o un’attività. Ma come è possibile? Uno spreco".