Sanremo, 6 marzo 2021 - "Quello che per me conta è il talento e la preparazione e soprattutto il ruolo, in un contesto molto tradizionalista e conservatore come quello della direzione d'orchestra e della musica classica. È fondamentale per una donna che non venga discriminata e chiamarla direttrice è quasi una discriminazione perché vuol dire che non ti mettono nello stesso insieme di tutti i direttori d'orchestra, è questa la verità". Sono le parole di Beatrice Venezi, che parlando a Rtl è tornata sulla polemica della quarta serata di Sanremo.

Quando ha chiesto a Amadeus di essere chiamata "direttore d'orchestra" e non "direttrice d'orchestra". Due parole, direttrice/direttore che hanno scatenato migliaia di commenti sui social di gente comune ma anche di personalità dello spettacolo e della politica. 

"La battaglia sta nella sostanza e non nella forma - ha spiegato Beatrice Venezi - Per me è importante che si parli della parità di accesso a certe posizioni, della parità di salario e della parità di portare avanti ambito familiare e ambito lavorativo per le donne e per gli uomini allo stesso livello e andare a differenziare ulteriormente non porta a questo risultato, che invece dovremmo perseguire in questo momento".

"Non ho seguito in diretta, ma dico in primis bravo Amadeus a rispettare il genere femminile - dice Laura Boldrini intervenendo nel dibattito -. Più che una scelta individuale della direttrice d'orchestra Venezi, è la scelta grammaticale a prevalere e quella italiana ci dice che esiste un genere femminile e un genere maschile. A seconda di chi riveste il ruolo si fa la declinazione. Chi rifiuta questo lo fa per motivi culturali".

La Boldrini spiega che "la declinazione femminile la si accetta in certe mansioni come 'contadina', 'operaia' o 'commessa' e non la si accetta quando sale la scala sociale, pensando che il maschile sia più autorevole. Invece il femminile è bellissimo - dice la deputata del Pd - E' un problema serio che dimostra poca autostima. Inviterei la direttrice Venezi a leggere cosa dice l'Accademia della Crusca, la più alta autorità linguistica del nostro paese. Se il femminile viene nascosto, si nascondono tanti sacrifici e sforzi fatti".

"Già quando sono entrata nel sindacato Cgil mi facevo chiamare 'la segretaria nazionale' e non 'il segretario' - dice Valeria Fedeli - Poi 'ministra' e 'la vice presidente del Senato'. La lingua italiana ci offre termini corretti per non escludere e non imporre. Sulla questione del direttore o direttrice di orchestra, prendo atto che Beatrice Venezi, bravissima e preparatissima, abbia scelto di farsi chiamare 'direttore'. Avrei preferito il contrario, ma bisogna essere liberi di scegliere, di farci chiamare come ci si sente meglio".