I volantini nei bagni dell’Università e la scatola per assorbenti gratis (foto Valtriani)
I volantini nei bagni dell’Università e la scatola per assorbenti gratis (foto Valtriani)

Pisa, 4 dicembre 2021 -  Una settantina di edifici, tutti mappati. Una ricognizione che si è conclusa in questi giorni, proprio mentre su alcune porte dei wc sparse nei vari dipartimenti universitari comparivano i volantini degli studenti per spingere sull’acceleratore. Ma l’obiettivo dichiarato dell’ateneo pisano è comunque chiaro: un bagno genderless in ogni struttura.

Traguardo temporale: giugno 2022, prima della fine del mandato dell’attuale rettore Paolo Mancarella. Come, in che modo, con quale accorgimento rendere evidente questa scelta inclusiva dell’ateneo pisano sarà il Senato Accademico a deciderlo. Una direzione, quella intrapresa dall’Università di Pisa, che nel 2007 ha già portato all’introduzione della carriera alias, il libretto con un nome diverso da quello anagrafico (18 le richieste già andate in porto).

E adesso il progetto-wc: "Se non ci fosse stata la lunga parentesi Covid, che ha fatto slittare tutto di un anno, l’operazione sarebbe già oggi a regime", conferma il professor Arturo Marzano, delegato per "Gender studies and equal opportunities" (Studi di genere e uguali opportunità), il quale ringrazia: "Avere un pungolo che ti spinge a fare ancora più in fretta è sempre utile". Se i volantini firmati dalla lista "Sinistra Per" ("Questo è un bagno neutro, a casa tua i bagni sono divisi per genere?" la domanda provocatoria) sono andati a coprire le classiche icone femminili e maschili davanti alle toilettes, qualcosa di comunque molto simile accadrà davvero tra qualche mese: "Abbiamo mappato sia i bagni singoli che quelli collettivi. Per i singoli la scelta può essere quella di eliminare qualsiasi etichetta mantenendo solo quella generica che indichi la presenza del wc. Per quelli collettivi l’opzione è togliere ogni simbolo oppure lasciare tra le varie cabine almeno una porta ‘neutra’. Personalmente – ammette il professor Arturo Marzano – preferirei un simbolo politicamente impegnato, un mix di maschile e femminile, come già usato per esempio all’università di Oxford. Rappresenterebbe un modo per riconoscere, in modo evidente, che un terzo genere esiste".

Come esiste, però, anche il fronte del no: "Anziché preoccuparsi delle strutture carenti, della rimozione di ogni spazio studentesco condiviso e della difficile situazione di un’Università che non riesce a gestire la pandemia in modo coerente – questa la posizione degli studenti di Azione Universitaria - l’Ateneo pisano preferisce abbandonarsi alla deriva della società aperta e del modernismo desertificante".
 

Francesca Bianchi