Alvaro Andreucci
Alvaro Andreucci

Firenze, 7 agosto 2020 – Prendendo spunto dall’ultima scomparsa di un malato di Alzheimer, l’Associazione italiana malati Alzheimer (Aima) rilancia l’appello affinché casi del genere non si ripetano e le aziende sanitarie si prendano davvero in carico questi malati, mettendo in campo tutti gli interventi possibili.

«Le aziende si organizzino per i casi critici e urgenti», sottolinea Manlio Matera, presidente dell’Associazione italiana malati di Alzheimer di Firenze.

«Da venerdì 31 luglio alle 16 circa non si hanno più notizie di mio babbo. Si è allontanato da casa sua a Rovezzano, nella zona di Firenze Sud, con un fagotto pieno di indumenti. E’ malato di Alzheimer, non è autosufficiente e necessita di assistenza urgente. Se qualcuno lo avesse visto, incontrato o ci avesse parlato è pregato di mettersi in contatto urgentemente con me. Ecco il mio telefono 340 9156658. Grazie».

La sofferenza di Gianni, il figlio di Alvaro Andreucci, è tutta in queste poche parole. E’ trascorsa più di una settimana da quando suo babbo se n’è andato da casa. Alvaro ha 83 anni, occhi verdi, capelli grigi, è alto circa un metro e 65 centimetri. Imbianchino in pensione, vive con la moglie.

Quando si è allontanato aveva indosso una camicia celeste e sotto una canottiera, pantaloni grigi, forse jeans. Ha portato con sé un sacchetto con dentro degli indumenti. Una telecamera a Rovezzano l’ha inquadrato mentre camminava con il sacchetto in mano. Potrebbe aver preso un pullman per andare a Stia, in Casentino, il paese dove è nato. Ma chissà, potrebbe aver sbagliato bus. L’appello del figlio è stato rilanciato anche dalla trasmissione «Chi l’ha visto», finora senza risultati.

L’Aima ora interviene prima dio tutto per manifestare vicinanza al dolore della famiglia ma anche per richiamare l’attenzione dell’Asl su questi casi. «“Durante i contatti con il figlio, già prima della scomparsa – sottolinea Matera – è emersa la grande difficoltà da parte del figlio nel ricevere una presa in carico del caso da parte dell’Azienda sanitaria toscana centro. Si tratta di un caso di demenza con gravi disturbi del comportamento (tendenza alla fuga, aggressività, ecc.) che non può essere affrontato nell’ambiente familiare ma richiederebbe una tempestiva presa in carico con ricovero in una struttura sanitaria, per il tempo necessario al superamento della fase critica. Ma questo non è stato possibile e la famiglia – aggiunge Matera – è stata lasciata sola ad affrontare la situazione, perchè l’Azienda sanitaria non dispone di strutture in grado di rispondere ai bisogni di casi come questo che, pur non essendo tanto frequenti, si presentano con caratteristiche di estrema gravità. Eppure le Aziende avrebbero dovuto riorganizzarsi secondo le linee di indirizzo del Piano regionale demenza, che prevede l’implementazione di specifici Pdta, con cui ogni Azienda avrebbe dovuto effettuare la presa in carico di casi di demenza, anche in situazioni critiche come quella in questione».

Negli ultimi anni la Regione Toscana ha promosso, con atti legislativi e progetti sperimentali, il potenziamento e l’innovazione dei servizi per la demenza, nel quadro dei servizi per la non autosufficienza, approvando, tra le prime regioni in Italia, un Piano regionale demenze, organizzato in obiettivi e azioni, in riferimento al Piano nazionale demenze.

«Nel Piano regionale demenze si è proposto, tra l’altro, un modello di Pdta per le Demenze, che fosse di riferimento per lo sviluppo di Pdta aziendali. Continueremo a sostenere la famiglia in questo momento drammatico – conclude Matera – ma allo stesso tempo auspichiamo che le Aziende sanitarie si organizzino, come previsto dalla Regione Toscana, per individuare anche solo poche strutture attrezzate per i casi molto critici in cui il disturbo comportamentale è il problema più urgente da affrontare».