Il lunedì nero di Wall Street
Il lunedì nero di Wall Street

Firenze, 19 ottobre 2021 - Nessun operatore, come nessun investitore, poteva certo immaginare che quel giorno, di un inizio settimana qualunque di inizio autunno, sarebbe passato alla storia come il drammatico ‘Black Monday’. Eppure è esattamente quel che accadde il 19 ottobre 1987, quando i mercati subirono un’improvvisa e clamorosa perdita, a Wall Street come in tutto il mondo. L’indice americano Dow Jones cedette in un giorno 508 punti, registrando una perdita in una sola seduta del 22,6% del suo valore: la caduta di oltre un quinto della piazza borsistica per eccellenza, fece segnare il record storico in percentuale.

Il primo mercato a essere colpito fu quello di Hong Kong, che perse l’11% e rimase chiuso per il resto della settimana per calmare i nervi degli investitori. Ma neanche questo funzionò, e quando il lunedì successivo riaprì, le azioni scesero ancora del 33%. Il crash si propagò in un attimo ai mercati europei e solo poi agli Stati Uniti. Durante quel tristemente famoso “lunedì nero di Wall Street”, nel Regno Unito l’indice Ftse 100 perse quasi l’11% e un ulteriore 12% il giorno seguente. In quella giornata, che sarebbe passata agli archivi come la prima crisi finanziaria contemporanea, da Hong Konk scattò il contagio di una crisi record delle piazze azionarie capace di bruciare immensi imperi di valutazioni sulla carta. Il mondo stava tremando: bisognava intervenire per evitare un tracollo di dimensioni mai viste. E fu proprio l’intervento dell’allora governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan, a impedire la prosecuzione dei crolli. Rassicurò tutti dicendo che avrebbe iniettato liquidità sufficiente a consentire gli scambi. Fu solo allora che i mercati ripresero fiducia e tornarono gradualmente ad acquistare. Tuttavia l’incendio che si propagò a tutte le borse, facendo crollare nel giro di 24 ore i listini di tutto il mondo, non poteva non avere delle ripercussioni pesanti, sia nel breve che nel lungo periodo. Ad esempio a Piazza Affari, che pur registrando quel giorno una perdita contenuta pari al -6,5%, nei mesi successivi continuò a scendere. Il nostro Paese pagò dunque un prezzo salatissimo per quella crisi, che di fatto segnò la fine di un moderno capitalismo finanziario italiano, simile a quello di altri Paesi occidentali. La borsa italiana, che sembrava destinata a un secondo miracolo economico, col Black Monday dovette rinunciare ben presto al suo sogno.

Ma cosa accadde realmente quel 19 ottobre di 34 anni fa? Le cause precise del Black Monday sono tuttora controverse. Fattori come la globalizzazione, la computerizzazione e la crescente complessità degli strumenti finanziari ebbero certamente un peso decisivo. Come le falle strutturali nei mercati, a cominciare dagli ‘interruttori’ che oggi permettono di arrestare temporaneamente gli scambi in presenza di grandi volumi di vendite e di importanti cali del mercato, introdotti solo dopo quel lunedì nero. Ci si misero anche altri fattori come il clima: a Londra una terribile tempesta impedì a molti trader di recarsi al lavoro il venerdì precedente, con la conseguenza che alla riapertura delle contrattazioni, il 19 ottobre appunto, iniziarono a vendere, chiudendo le posizioni accese il giovedì prima. Nonostante i mercati finanziari di tutto il mondo piombarono nell’incubo di una nuova crisi del ’29, sul piano più propriamente economico e finanziario, non fu trovata alcuna causa scatenante all’origine di un crollo simile, unico nel suo genere. Del resto l’economia americana stava andando a gonfie vele e proveniva da un periodo d’oro, in cui aveva corso davvero tanto: ad esempio, solo guardando al decennio precedente, le quotazioni azionarie americane erano salite del 180%, raggiungendo l’apice proprio nell’agosto del 1987. Che non fosse una crisi vera e propria lo dimostrarono le sedute successive: entro la fine del mese, il Dow Jones aveva recuperato metà delle perdite, mentre chiudeva il 1987 in rialzo su base annua, pur ben al di sotto dei massimi toccati in estate. Lo stesso andamento si verificò un po’ ovunque.

Cosa significò dunque per il mondo quel lunedì nero? Innanzitutto fu il segno evidente che l’informatizzazione avanzata fosse un’arma a doppio taglio, e infatti da allora i programmi basati sugli algoritmi sono stati raffinati. Anche le borse si sono adeguate, e prendendo spunto proprio da quel drammatico crash, hanno introdotto la sospensione delle contrattazioni per i titoli azionari che accusino perdite superiori a una certa percentuale. E anche se, a livello di danni, il rischio di una nuova ‘grande depressione’ fu rapidamente scongiurato, la prima grande lezione fu che l’integrazione dei mercati finanziari portasse con sé anche i rischi di una immediata diffusione di crisi locali. Un rischio ancor più evidente oggi che i mercati si sono ulteriormente globalizzati, incrociando continuamente i propri destini. Giacchè se nel 1987 l’integrazione riguardava solamente l’orbita americana, oggi tocca quasi tutte le economie, essendosi sbriciolato l’impero sovietico ed essendosi aperta al mondo anche la Cina.

In fin dei conti, quel lunedì nero è stata la più lampante dimostrazione che il mondo finanziario fosse oramai diventato interconnesso e che gli automatismi stavano prendendo il sopravvento. Il recupero successivo avrebbe perciò creato la ‘dipendenza’ degli investitori dalla liquidità delle banche centrali. Chi dopo il crollo vedeva nero fu deluso. Tuttavia, quali che siano state le cause di quel ‘Black Monday’, una cosa è certa: quel tonfo suonò come un campanello d’allarme dei rischi e degli squilibri che tutt’ora possono scuotere le borse e vaporizzare non solo grandi fortune, ma anche i capitali di piccoli risparmiatori. I flagelli esistono e imperversano tanto più gli uomini dimenticano: “Nel mondo ci sono state in egual numero pestilenze e guerre; e tuttavia pestilenze e guerre colgono sempre gli uomini impreparati” scriveva Albert Camus. L’euforia di ogni ripresa non deve trarre in inganno: il rischio più grande è che episodi simili vengano relegati al passato, mentre, data la loro imprevedibilità, possono essere dietro l’angolo.

 

Nasce oggi

 

Vasco Pratolini nato il 19 ottobre 1913 a Firenze. Considerato uno dei maggiori scrittori italiani del secondo Novecento, diede voce alla vita quotidiana del popolo fiorentino negli anni tragici della Seconda Guerra Mondiale. Tra i suoi romanzi più noti, che rappresentano il momento migliore della tradizione realista e, in parte, neorealista: ‘Le ragazze di San Frediano’, ‘Metello’, ‘Cronaca familiare’, ‘Lo scialo’, ‘Cronache di poveri amanti’. Pagine in cui descrive la vita dura dei quartieri popolari con storie semplici e drammatiche intrecciate da vicende sentimentali e politiche fiorentine. Ha detto: “S’imparano mille cose in un istante, non occorre essere stati a scuola, quando la vita ti colpisce a tradimento con le sue cattiverie: basta avere una spina dorsale che ti mantenga in piedi”.

 

Maurizio Costanzo