OLGA MUGNAINI
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Il sacro e il profano. La Via Crucis di Lachapelle nel solco di Andy Warhol

Il fotografo americano porta a Firenze una serie di scatti fortemente spirituali "Rappresento la sofferenza e l’emotività". La collaborazione con il rapper Tedua.

Il sacro e il profano. La Via Crucis di Lachapelle nel solco di Andy Warhol

Il sacro e il profano. La Via Crucis di Lachapelle nel solco di Andy Warhol

E’ arrivato a Firenze per ritirare il premio alla carriera della XIV Florence Biennale. Mostra internazionale di arte contemporanea e di design, che riceverà oggi pomeriggio. Ma anche per presentare in anteprima alla Fortezza da Basso l’ultimo lavoro dedicato alla Via Crucis, in collaborazione col rapper Tedua.

David Lachapelle, uno dei più geniali fotografi americani, che dagli anni Ottanta mixa nelle sue foto patinate sacro e profano, omaggio e dileggio, star, natura e pubblicità, porta in riva all’Arno una serie di scatti fortemente spirituali. Come del resto aveva fatto il suo maestro Andy Warhol, col quale aveva iniziato a lavorare a New York.

David Lachapelle, cosa ricorda di quel periodo?

"Moltissimo, praticamente tutto, compreso il fatto che quando è morto stava lavorando a una serie sull’Ultima Cena. Andy era non solo un grande artista,ma una persona generosa, sensibile, amava riunire il meglio della cultura pop di quegli anni. E per me è stato davvero un privilegio lavorare con lui".

Ci parli di questa Via Crucis che presenta a Firenze.

"Sono molto felice di questo invito della Biennale. E’ stata una vera sfida reinterpretare la Via Crucis. Uno dei miei obiettivi era trasmettere attraverso le mie foto la sofferenza e l’emotività di questa rappresentazione. E il fatto di collaborare con Tedua è stato ancora più entusiasmante. L’ho scelto non tanto perché è un rapper famoso, ma per il suo stile, compreso il fatto che è senza tatuaggi".

Che cosa ha visto in città?

"Mi sono ispirato tantissimo passeggiando nel giardino di Boboli e ammirando poi la Pietà non finita di Michelangelo nel museo dell’Opera del Duomo".

E’ vero che ha deciso di diventare artista e non più solo fotografo quando è entrato nella Cappella Sistina?

"Oh, avevo 17 anni ed è stata una delle mie prime commissioni. Sono venuto in Italia per un servizio di moda sull’Appia Antica. Fra le modelle c’era persino Alessandra Mussolini. Da lì è partita la mia storia con l’Italia, che amo più di ogni altro paese al mondo. E quando ho visitato la Sistina è stata un’emozione straordinaria: è come se Michelangelo sapesse rappresentare al meglio tutti i sentimenti e la cultura degli italiani".

Vorrebbe dire qualcosa sulla guerra a Gaza?

"Se si legge la Bibbia si capisce che tutto era già annunciato. Non ci dobbiamo sorprendere delle tante guerre in corso, perché nel corso dei secoli ci sono state tante profezie che annunciavano che saremmo precipitati in questa oscurità, praticamente sull’orlo della terza guerra mondiale".