Da Saba a Ungaretti: la magia dei poeti alla Pergola con Ugo De Vita

Ugo De Vita, attore e autore, porta in scena la poesia di Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti e altri poeti del Novecento italiano. Un progetto che, grazie a lui, è diventato una tradizione e che, a Firenze, è dedicato a un amico carissimo.

Da Saba a Ungaretti: la magia dei poeti alla Pergola con Ugo De Vita
Da Saba a Ungaretti: la magia dei poeti alla Pergola con Ugo De Vita

Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti e poi alcune ’voci isolate del Novecento italiano’ sono i poeti a cui verrà dedicata edizione 2024, la terza, di "Per amor dei poeti", il progetto di e con Ugo De Vita (nella foto) con la Fondazione Teatro della Toscana presso il Saloncino della Pergola. Sei spettacoli pomeridiani che si terranno il 9 e 10 gennaio, il 13 e 14 febbraio e il 26 e 27 marzo dalle 18.15. Ad anticipare gli eventi, una conferenza, aperta al pubblico, che De Vita terrà alla Pergola lunedi 8 alle 12.

De Vita, autore e attore tra i più apprezzati in Italia, con alle spalle una trentennale attività di doppiaggio, dà vita al ciclo di reading, prendendo spunto da due magnifiche serate condivise con Gabriele Lavia. Trascorse da allora otto stagioni, il progetto, grazie a De Vita, è divenuto ’tradizione’. Le due precedenti edizioni del ciclo, ora rilanciato dal presidente Marco Giorgetti, hanno registrato consenso di pubblico e critica e si conferma rivolto alla poesia italiana con due giganti come il triestino Saba e la voce altissima di Ungaretti, oltre alla riscoperta di poeti minori, scomparsi prematuramente e tuttavia capaci di esprimere una propria linea estetica.

"È un evento – sottolinea De Vita – non solo specialistico. La gente partecipa e mostra di apprezzare il declinare versi in musica dal vivo e registrata. Non è il lavoro consueto, per questo ho decine di repliche già previste in Italia e all’estero: Francia, Germania, Austria, Svizzera, non vi è luogo in Europa, dove non abbia replicato Campana, per citare uno dei poeti a me più cari".

Ma perché portare a teatro la poesia, un linguaggio colto e più difficile per il pubblico? De Vita risponde così: "Lo è in certo senso, ma è autentico arricchimento, cultura; gli spettatori vanno anche educati. Gli attori, soprattutto i giovani, spesso improvvisano: io studio sei mesi la messa in scena di un testo poetico, lo accompagno con un intervento critico dalle pagine di Nuova Antologia, prima di portare le liriche in scena; pochi attori hanno sensibilità musicale e una formazione che consenta queste operazioni. Ricordo eccezioni felicissime: Scaccia che diressi su Montale o la Mazzantini su Ungaretti. Sono felice di recitare versi a Firenze, mia città adottiva, e dedico questi eventi a un amico carissimo, Gianni Burronni, che fu assistente alla regia del ’Romeo e Giulietta’ di Carmelo Bene e che, da ragazzino, mi fece assistere alle prove di quel teatro di poesia".