Carnevale di Viareggio. Elio è già salito sul carro: "La prima volta a 62 anni"

L’autore della canzone si esibirà domani con Mirco Mariani e Rocco Tanica "Il brano doveva scriverlo uno di qui? Giusto, ma non me lo hanno detto...".

Carnevale di Viareggio. Elio è già salito sul carro: "La prima volta a 62 anni"
Carnevale di Viareggio. Elio è già salito sul carro: "La prima volta a 62 anni"

Si fa ancora l’in bocca al lupo, dopo tutti questi anni?

"Io non devo fare niente. L’in bocca al lupo, semmai, lo faccio io a voi, e a chi mostrerà il suo carro".

Stefano Belisari, in arte Elio, che senza le Storie Tese, ma insieme a Mirco Mariani degli Extraliscio, ha firmato “Farina, carta e colla”, la canzone ufficiale dell’edizione 2024 del Carnevale di Viareggio, domani, per Giovedì Grasso, si esibirà, accompagnato dallo stesso Mariani e da Rocco Tanica, sul palco di piazza Mazzini a prima dell’inizio della sfilata mascherata.

Emozionato?

"Ho imparato a non emozionarmi prima del tempo: se devo emozionarmi lo farò quando sarò lì. In ogni caso sono molto contento di vedere per la prima volta il vostro Carnevale".

Cosa si aspetta?

"Di ridere".

Speriamo, allora, di farla ridere…

"Non ho dubbi. La vostra tipica vena ironica, anche un po’ cinica, mi ha sempre fatto ridere. Penso che accadrà anche stavolta".

Elio, davvero, è la sua prima volta al Carnevale di Viareggio?

"Sì, a 62 anni sarà la mia prima volta. Anche se, con il gruppo, una volta abbiamo suonato dove realizzano i carri, alla Cittadella".

La collaborazione con Mariani per la canzone com’è nata?

"Grazie all’intercessione di Elisabetta Sgarbi, che è la mente dietro tutto questo. Elisabetta ha una grande passione per gli Extraliscio e Mirco ne fa parte. Mi ha chiesto di scrivere un pezzo ispirato al Carnevale, io ne sono un grande sostenitore e un grande avversario di Halloween: tutto quello che posso fare per aiutare il Carnevale lo faccio".

Perché proprio il titolo "Farina, carta e colla"?

"Quella è un’idea che mi è venuta quando mi hanno spiegato come funziona, come vengono fatti i personaggi. Mi ha colpito la semplicità degli ingredienti, in un’epoca in cui ci si spertica in lodi all’intelligenza artificiale. Preferisco farina, carta e colla. Faccio il tifo per gli ingredienti semplici. Ho sempre ammirato la capacità tipica nostra, italiana, di creare miracoli partendo da ingredienti elementari, basici, come si vede in certi piatti della cucina povera, dove si parte da qualche avanzo e si creano dei capolavori. Uno fra tutti la ribollita, o la pappa col pomodoro".

L’ha sentita la responsabilità di scrivere un testo per una città che ha nel Carnevale la sua identità?

"Certamente sì, ma è anche vero che sono abituato a lavorare un po’ nell’incoscienza, ecco. Come quando mi chiedevano se fossi emozionato di andare al Festival di Sanremo"

E lo era?

"In una prima fase sì, poi mi sono sempre lasciato portare dall’incoscienza, dall’irresponsabilità. Scrivere canzoni è sempre una sfida, si può fare una porcheria e si può fare invece qualcosa che poi resta".

C’è chi ritiene che le canzoni del Carnevale di Viareggio debbano essere scritte dai viareggini, lei che ne pensa?

"Lo penso anche io, però non me lo hanno detto (ride). Mi hanno chiesto di fare un testo e l’ho fatto. Troverei anche io giusto che fossero scritte da chi è più coinvolto. Poi le cnazoni, prima di dire se piacciono o no, vanno ascoltate e capite. Io, comunque, sono pronto anche all’insuccesso".