Marco Santarelli e i funerali: il questore è in prima fila
Marco Santarelli e i funerali: il questore è in prima fila

Arezzo, 25 agosto 2016 - Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha chiamato il questore di Frosinone Filippo Santarelli per esprimergli il suo cordoglio e quello del governo per la perdita del figlio Marco.

 «Ero a Roma. Sono stato svegliato dalla scossa e ho guardato i siti per capire se c'erano problemi a Frosinone e organizzare eventuali soccorsi. Poi ho sentito il sindaco di Amatrice che diceva che gran parte del paese non c'era più e allora mi sono messo in macchina. Avevo l'angoscia nel cuore, continuavo a chiamare Marco sul cellulare. Sono arrivato alle sette, sono rimasto senza fiato davanti alla devastazione che vedevo. I cani molecolari hanno trovato vivo il gatto di Marco, lo portava sempre in vacanza. Ma non sentivano lui».

I funerali di Marco Santarelli

Lo racconta Filippo Santarelli, questore di Frosinone, in un'intervista al Corriere della Sera. «Marco andava lì ogni estate nella nostra casa di famiglia, invitava sempre qualcuno. Anche stavolta era con due amici. Uno si è salvato ed è riuscito a fuggire, l'altro l'hanno estratto vivo dopo qualche ora. Anche per questo ho sperato fino all'ultimo che potesse salvarsi», racconta Santarelli. «Quando sono arrivato sono stato aiutato da poliziotti e volontari del soccorso alpino, abbiamo fatto una catena umana per spostare le pietre che riuscivamo a muovere. Verso mezzogiorno qualcuno ha gridato: l'ho trovato. Io ero lì davanti, mi hanno allontanato.

Non sapevano in che condizioni fosse il corpo». «L'ultima volta l'avevo sentito la sera prima del terremoto. Volevo sapere come andavano le vacanze. L'ho sentito contento», ricorda Santarelli. «Sognava di diventare chef, aveva seguito un corso per cuochi. Era felice perché aveva cominciato a lavorare in un ristorante vicino a Frosinone»

Quellla foto ha scosso tanti che lo ricordano ancora con affetto: lui, l’ex capo di gabinetto e oggi questore, piegato dal dolore per la morte del figlio Marco. Una tragedia, quella di cui Santarelli è diventato l’involontario protagonista, che ha mosso anche il capo della polizia Franco Gabrielli, che ieri mattina si è recato a Frosinone in visita privata per portare il suo abbraccio e la sua solidarietà al questore rientrato in sede durante la notte.

Pochi minuti, prima che Santarelli ripartisse per Roma, dove al cimitero monumentale del Verano è stata allestita la camera ardente di Marco. Lì ci sono pure la madre, Maria Mancini, anche lei funzionario di polizia, anche lei in servizio alla questura aretina per molti anni, che ora vive a Castiglion del Lago, e il fratello minore, Matteo, nato proprio ad Arezzo.

IN CHIESA. I funerali sono stati celebrati stamani alle 11,30 nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Tanta emozione, Santarelli insieme all'altro figlio Matteo e alla mamma dei due ragazzi in prima fila, una corona di roselline bianche sulla bara.Familiari, amici, conoscenti ma sopratutto tanti funzionari e agenti dI polizia hanno gremito  la basilica di S. Croce in Gerusalemme. Il feretro ha fatto il suo ingresso nella chiesa accolto da un picchetto di onore di agenti di polizia: in prima fila i genitori della vittima del sisma, Filippo Santarelli e la madre Maria, e il fratello Matteo; dietro di loro molti colleghi del questore e tanti sindaci della zona. Una corona di fiori e' stata inviata dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, mentre all'interno della basilica era presente un urna per raccogliere offerte da destinare alle popolazioni colpite dal sisma. "Le nostre preghiere oggi vanno allargate a tutte le vittime del terremoto", ha affermato nell'omelia il cappellano del dipartimento di pubblica sicurezza don Nicola Tagliente, confessando la "grandissima sofferenza nel celebrare queste esequie, anche per il rapporto con Filippo con cui abbiamo a lungo collaborato. Siamo sconvolti dal terremoto perche' restiamo impotenti contro qualcosa che ci sovrasta, ma il dolore, lo sconcerto e la paura che proviamo sono quelli di tutta l'Italia che si unisce alla vostra famiglia e alle tante che hanno subito un lutto", ha continuato il sacerdote, sottolineando: "su alcuni siti internet ho visto che alcuni che si professano cristiani, forse seguendo ancora la linea vetero testamentaria dell''occhio per occhio, dente per dente', pensano che il terremoto sarebbe una punizione divina per i nostri troppi peccati. Invece non e' stata una punizione, perche' Dio vuole la vita" e "per Marco la vita non e' finita: questo e' un momento tristissimo che sconvolge tutti ma il Signore ha per lui un progetto di vita e di gioia. Non e' finito tutto e non e' una punizione". L’ultimo addio a un ragazzo sfortunato che da Roma e Frosinone, le città fra le quali si divideva, è andato a morire sotto lo stipite di una porta crollata in casa dei nonni. Davanti agli amici che erano in vacanza con lui, tutti salvi.

I PRESENTI Familiari, amici, conoscenti ma sopratutto tanti funzionari e agenti della Polizia di Stato hanno gremito questa mattina, a Roma, la basilica di S. Croce in Gerusalemme. Il feretro ha fatto il suo ingresso nella chiesa accolto da un picchetto di onore di agenti di polizia: in prima fila i genitori della vittima del sisma, Filippo Santarelli e la madre Maria, e il fratello Matteo; dietro di loro molti colleghi del questore (tra gli altri l'ex questore della capitale Fulvio Della Rocca) e rappresentanti delle istituzioni locali (i sindaci di Ceccano, Cassino, Sora, il primo cittadino e il prefetto di Frosinone). Una corona di fiori e' stata inviata dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, mentre all'interno della basilica era presente un urna per raccogliere offerte da destinare alle popolazioni colpite dal sisma.

"Le nostre preghiere oggi vanno allargate a tutte le vittime del terremoto", ha affermato nell'omelia il cappellano del dipartimento di pubblica sicurezza don Nicola Tagliente, confessando la "grandissima sofferenza nel celebrare queste esequie, anche per il rapporto con Filippo con cui abbiamo a lungo collaborato. Siamo sconvolti dal terremoto perche' restiamo impotenti contro qualcosa che ci sovrasta, ma il dolore, lo sconcerto e la paura che proviamo sono quelli di tutta l'Italia che si unisce alla vostra famiglia e alle tante che hanno subito un lutto", ha continuato il sacerdote, sottolineando: "su alcuni siti internet ho visto che alcuni che si professano cristiani, forse seguendo ancora la linea vetero testamentaria dell''occhio per occhio, dente per dente', pensano che il terremoto sarebbe una punizione divina per i nostri troppi peccati. Invece non e' stata una punizione, perche' Dio vuole la vita" e "per Marco la vita non e' finita: questo e' un momento tristissimo che sconvolge tutti ma il Signore ha per lui un progetto di vita e di gioia. Non e' finito tutto e non e' una punizione".

 

LA TRAGEDIA. Ha scavato a mani nude per ore, fra le macerie della casa dei genitori, nel borgo distrutto  di Amatrice. Ha scavato per ritrovare il figlio. Filippo Santarelli, questore di Frosinone ma per 15 anni funzionario della questura di Arezzo, ha perso nel terremoto il figlio maggiore.  Marco, 26 anni, in vacanza nella casa dei nonni insieme a quattro amici.

Tutti salvi meno lui, un ragazzone con la passione della cucina, che aveva fatto uno stage da chef in un ristorante di Ferentino. Filippo Santarelli se ne era andato da Arezzo, trasferito a Roma, nei primi anni 2000, ultimo incarico da capo di gabinetto. Ma prima aveva guidato la Digos e le volanti. In città era arrivato insieme alla moglie Maria Mancini, pure lei funzionaria di polizia, lo conoscevano quasi tutti tra chi si occupa di ordine pubblico.

Qui era nato il figlio più giovane, Matteo, mentre Marco ancora in fasce era giunto insieme ai genitori da Milano. La cortesia, il tratto umano, la cordialità sono sempre stati i suoi tratti distintivi. I cinque amici dormivano nella casa di famiglia di Amatrice: poi il terremoto.

I quattro usciti indenni hanno poi raccontato che tutti hanno seguito i consigli di un corso antisisma frequentato ai tempi della scuola. Sono corsi a ripararsi sotto gli architravi e gli stipiti, ma la porta scelta da Marco non ha retto alla violenza della scossa. Santarelli ha cominciato a chiamare Marco sul cellulare, ma nessuna risposta. A quel punto si è precipitato ad Amatrice, ha scavato finché mani poietose non hanno completato per lui la più straziante delle cerimonie.