Pasqua con l’invito bis al Papa. Il vescovo punta sulla Verna: "Fermiamo la voglia di guerra e non dimentichiamo i poveri"

Migliavacca: "Presto dal pontefice con i frati per l’anniversario delle stimmate di San Francesco". Da settembre nuova mensa a Santa Maria in Gradi. "Un aperitivo con i giovani e incontri in carcere".

"Sono felice di rinnovare l’invito al Papa: in qualunque momento verrà per noi sarà bellissimo". Il vescovo Andrea Migliavacca si tuffa nella Pasqua ma con un pensiero ancora forte verso la grande occasione dell’anno.

Monsignor Migliavacca, il 5 aprile l’udienza speciale in Vaticano insieme ai frati della Verna...

"È molto bella l’occasione di portare al Papa la reliquia di San Francesco. L’immagine evoca quella di San Francesco dal Papa per la regola. Come vescovo rinnoverò l’invito per una visita alla Verna. Senza date, sarà lui a decidere".

Intende rafforzare gli eventi per le Stimmate da qui a ottobre, come stanno facendo a Firenze?

"Il programma è della Provincia francescana. Noi abbiamo scelto alcuni momenti di partecipazione: a maggio alla Verna il pellegrinaggio dei preti, a giugno quello diocesano con tutte le parrocchie".

L’attentato in Russia, riapre il terrore: che Pasqua è?

"C’è preoccupazione. La nostra vicinanza va a chi vive nella sofferenza. Siamo allarmati perché si percepisce una escalation. Si nota nel mondo occidentale troppa voglia di guerra. L’unico a parlare di pace è il Papa".

Poi i conflitti sociali: cresce la soglia di povertà, le solitudini si moltiplicano...

"Va aumentata la vicinanza. Come Chiesa dobbiamo essere sempre più vicini alla vita della gente. Ascoltare, capire, aiutare chi è nella povertà...".

Continua il suo viaggio nella Diocesi per incontrare le parrocchie...

"Il viaggio mi fa incontrare le persone. Mi piace più stare tra la gente che nel palazzo. Trovo ovunque un bel clima di accoglienza. Le piccole realtà si stanno spopolando, non vanno abbandonate ma accompagnate lì dove il venir meno dei giovani, la mancanza di servizi, la carenza di lavoro rendono più difficile la vita".

I giovani: ha già costituito il Consiglio diocesano, ha deciso eventi ad hoc come a San Miniato?

"Ci tengo che sia dei giovani e non sui giovani. Per questo ho messo come limite la fascia tra i 16 e i 25 anni. Faremo il primo incontro a metà aprile. Il loro ruolo è portare al vescovo la loro voce, le loro attese. Insieme promuoveremo iniziative. Voglio far entrare il loro sguardo anche nelle decisioni: i giovani possano incidere".

Eventi?

"Incontri sulla scia dell’aperitivo annuale che organizzavo a San Miniato".

Qualche chicca?

"Scegliere alcuni luoghi della città dove fare aperitivi a tema dei giovani con il vescovo. Non escludo un momento di festa nel prato del Duomo: saranno occasioni di incontro ritagliate su di loro".

Restauro della Pieve, come sta andando la raccolta fondi dopo l’esempio di Bertelli?

"C’è interesse, è una fase di sensibilizzazione. Nuove grandi offerte non ce ne sono ancora ma questa intervista è lo stimolo a dire: chi può si faccia avanti, è un contributo all’arte, alla cultura, alla memoria. Procede la condivisione con la Soprintendenza".

Ha avuto garanzie sui lavori strutturali del campanile?

"Con don Alvaro vorremmo iniziare i lavori sulla facciata quest’anno, per concretizzare il contributo degli aretini. Sul campanile la gestione è del ministero; il restauro della facciata è l’occasione per avvicinare l’intervento sul campanile".

Incontri biblici: l’esperienza di quest’anno, l’idea della cattedrale della parola. Qual è il bilancio?

"Positivo, vedo il coinvolgimento di tanti. E la presenza sulla tv e sul web allarga la partecipazione. Ma è molto bello andare anche in carcere: vogliamo portare ovunque il Vangelo".

Caritas: quando apre la nuova mensa?

"Speriamo dopo l’estate in via Chiassaia, vicino S.Maria in Gradi. Le due mense si riuniranno in una. Poi, altri progetti per concentrare l’attenzione sulle povertà, cercare più posti per gli immigrati, sensibilizzare la comunità, come il nuovo direttore sta facendo. E in vista del giubileo un fondo di emergenza per i poveri".

In che modo?

"Pensiamo di devolvere alcuni fondi dell’8 per mille per costituire un capitale di aiuto per situazioni di emergenza personale e familiare".

Gli incontri chiave della sua esperienza aretina: quali i luoghi o le persone sulle quali scommettere?

"Intanto con i preti, la Chiesa nel territorio. Sono una risorsa anche i luoghi della sofferenza: le case di riposo, il carcere. E aggiungo, la cultura: rendere più viva la presenza universitaria. Ancora: i quartieri sono uno straordinario luogo di vita, anche al di là della Giostra".

Carcere: come intende sviluppare i rapporti, perché la lavanda dei piedi condivisa il giovedì santo?

"È significativo, il carcere è un luogo di fragilità. Con il cappellano stiamo ipotizzando nuovi momenti con i detenuti. Il carcere ci ricorda che tutti sbagliamo e devono esserci vie di recupero. Ad aprile faremo un convegno sulla giustizia riparativa".

Un augurio di Pasqua attraverso La Nazione...

"Un augurio di pace da portare a tutto il mondo, per farci nel nostro piccolo costruttori di pace. L’augurio di far sentire la nostra voce che chiede ai grandi la pace e che la pace è possibile. E l’augurio che la pace arrivi a sanare tutte le ferite della vita".