Marco Botti
Marco Botti

Arezzo 23 gennaio 2021 - Non potendolo fare di persona lo hanno fatto attraverso falsi profili social, nell’anonimato più vigliacco, scrivendo offese e minacce e riuscendo a introdursi nell’audio di un collegamento Meet e autodefinendosi "hacker nazi-fascisti". E’ successo oggi pomeriggio durante la camminata virtuale on line che il giornalista Marco Botti aveva organizzato per la Giornata della memoria per conto della sezione soci Unicoop che doveva accompagnare alla scoperta dei luoghi ebraici aretini. Durante l’itinerario guidati dalla voce del giornalista tra le immagini di Piazza Grande e  del Campaccio dove c’è il cimiteri ebraico, ascoltatori anonimi con falsi profili si sono introdotti nella  videoconferenza e hanno cominciato a disturbare con scritte nella chat e con interventi vocali. “Ho sentito bestemmiare e gente che disturbava - ammette Botti -  e nella chat sono apparse immagini di raduni  neonazisti incappucciati, svastiche, “viva il duce", minacce come "ti faccio saltare col botto". Spero solo che si possano identificare”.

Un episodio analogo è  successo qualche giorno fa con l'incursione durante una videoconferenza con i genitori della scuola materna di Lucignano. In questi caso però si è trattato di spezzoni porno ben visibili alle famiglie, con conseguente denuncia della direttrice alla polizia postale.

Alle centinaia di messaggi di solidarietà e di sdegno verso Marco Botti sui social è arrivato anche il messaggio di Enrico Fink presidente della Comunità Ebraica di Firenze. “Gli attacchi odierni all'iniziativa della sezione soci di Unicoop Arezzo per il Giorno della Memoria, con le ingiurie e le minacce al giornalista Marco Botti, sono un ennesimo esempio di infamia, vigliaccheria e stupidità. Infamia perché gettano fango sugli sforzi di chi lavora sui temi della memoria storica, dimostrando quanto lavoro ancora ci sia da fare per far crescere la coscienza civile delle nostre città, in cui incredibilmente c'è chi continua a non sopportare una riflessione sugli orrori del passato senza sentire la necessità di reagire con l'arma dell'insulto. Vigliaccheria perché si nascondono dietro l'anonimato dell'attacco online; e stupidità perché sopravvalutano quel medesimo anonimato, credendosi al riparo da ripercussioni. Ci auguriamo invece che le forze dell'ordine, come accade ormai di frequente, sappiano individuare e punire i responsabili. Come presidente della Comunità Ebraica di Firenze, alla quale appartiene anche la circoscrizione di Arezzo, ma anche come persona che da anni frequenta Arezzo e ne conosce le energie migliori, energie di inclusione, accoglienza, valorizzazione delle diversità, esprimo la massima solidarietà agli organizzatori dell'evento e a Marco Botti. La Comunità Ebraica vi è vicina in questo momento e vi ringrazia del vostro impegno”.

Anche Giuseppe Giorgi consigliere nazionale Pd stigmatizza il gesto: “Una piccola, vivace comunità, quella ebraica, gravitava attorno al centro storico e che trovava l’eterno riposo al Campaccio nei pressi dell’attuale via Baldaccio d’Anghiari. Là dove, per iniziativa di Alfredo Rossi, uno dei fondatori di Demos e per la sensibilità dell’allora vicesindaco Paolo Nicchi, fu posto l’Ulivo della memoria ebraica in segno di pace, tolleranza e accoglienza. Questa memoria oggi è stata infangata dai soliti ‘leoni da tastiera’ neonazisti, a poche ore dalla celebrazione della Giornata della Memoria. Come politico chiedo alla comunità aretina di stigmatizzare questo gravissimo atto di teppismo fascista e agli organi di polizia di trovare e perseguire secondo le leggi della Repubblica questi malviventi della rete. Il 27 gennaio, come tutti gli anni, sarò al Campaccio".