La strategia dell’emergenza è un errore

La provincia di Arezzo deve affrontare i rischi legati ai cambiamenti climatici e alla mancanza di adeguamenti dei corsi d'acqua. Serve una strategia di prevenzione con controlli, manutenzione e messa in sicurezza del territorio.

D’Ascoli

La provincia di Arezzo non deve fare i conti soltanto con i punti deboli descritti dall’ingegner Giovanni Cardinali nel suo contributo di oggi sulle Letture della Domenica. Si interviene sempre in emergenza mentre il cambiamento climatico rende più frequenti i fenomeni estremi. L’uomo ha sempre modificato il territorio per i suoi usi: tagliando la vegetazione, costruendo e cambiando la superficie. Serve un ragionamento a lunga scadenza ma al momento si fa poco o nulla: scritte le leggi, non si trovano coperture finanziarie. Solo una grande politica di gestione integrata che tenga in considerazione tutti gli elementi naturali può funzionare. Il primo passo devono farlo le istituzioni ma poi ci sono anche i cittadini con i loro comportamenti. Bastano attenzioni, anche semplici, per difendersi dai rischi.

La nostra terra è per metà coperta di boschi: le aree collinari e montane caratterizzano gran parte della provincia e la presenza di bacini d’acqua di dimensioni ridotte espone maggiormente ai fenomeni di piena in breve tempo dall’inizio delle precipitazioni. Dopo di che, l’uomo non ha migliorato le cose. Si aggiungono, infatti, gli effetti dei cambiamenti climatici in atto che, con intense piogge in brevi periodi di tempo, possono aumentare il rischio di disastri. Il suolo è una risorsa preziosa, la cui difesa viene troppo spesso sottovalutata. La situazione può migliorare solo con lavori di adeguamento dei corsi d’acqua, con la gestione dei boschi e con il consolidamento dei terreni. Saranno numerosi gli eventi drammatici che potranno ancora accadere, se non si mette in piedi una strategia seria di prevenzione con controlli, manutenzione e messa in sicurezza del territorio.