Arezzo, 11 luglio 2018 - Luca Bronchi, l'ex direttore generale di Banca Etruria ora accusato di bancarotta fraudolenta, passa sotto la lente di ingrandimento dei Pm. Eh sì, dopo tre udienze nel corso del quale l'ex dg aveva parlato a ruota libera sotto lo stimolo dei suoi avvocati, al processo col rito abbreviato nell'aula del Gup Giampiero Borraccia è il giorno della procura, che tiene sotto pressione l'imputato con un controinterrogatorio andato avanti per una mattina intera.

I Pm in aula sono tre e si sono divisi i compiti. Andrea Claudiani fa le domande sullo Yach, Julia Maggiore si occupa del fronte Intermedia, la società del finanziere rosso Vincenzo Consorte, Angela Masiello invece si assume l'onere del versante Alberto Rigotti, ossia del finanziamento grazie al quale l'imprenditore di origine trentina riuscì a rimediare al suo sconfinamento con la banca e a recuperare i requisiti per esprimere il voto decisivo nel drammatico Cda del maggio 2009 in cui fu defenestrato il vecchio presidente Elio Faralli in favore di Giuseppe Fornasari.

A fine udienza tutti cantano vittoria. Le difese sono convinte che Bronchi abbia retto bene alla prova del controinterrogatorio, dal lato dell'accusa invece c'è la convinzione di aver indotto il manager a più di una contraddizione sui finanziamenti che gli vengono contestati come bancarotta, dallo Yacht appunto al relais San Carlo Borromeo e alle altre ipotesi contenute nel capo di imputazione.

A fine udienza chiede di poter fare dichiarazioni spontanee anche l'altro imputato eccellente, l'ex presidente Fornasari che però non si sottopone all'esame dell'imputato con la cross examination. Il mio ruolo di presidente, spiega, era preminentemente istituzionale e non operativo. Io ho ottemperato alle richieste di Banca d'Italia che ci chiedeva di fonderci con un istituto di elevato standing e ho portato avanti la trattativa con Popolare Vicenza. Se altri non le hanno condottw a termine non è una mia responsabilità.