Sinalunga, 17 febbraio 2017 - La vicenda della morte di Mauro Monciatti, il diplomatico italiano in servizio presso l’ambasciata italiana a Caracas trovato esanime all’interno del suo appartamento nel quartiere di Altamira in Venezuela, torna repentinamente d’attualità con un servizio trasmesso l’altra sera dal programma «Chi l’ha visto» condotto da Federica Sciarelli.

«E’ ipotizzabile che il funzionario italiano conoscesse l’assassino». Esordisce così nell’intervista il legale della famiglia, l’avvocato Andrea Mugnai. Anche la vedova di Monciatti, Valentina, non nasconde che l’assassino vada ricercato nel contesto dell’attività lavorativa che svolgeva.

«La situazione del consolato – precisa – non era semplice; appena mio marito è arrivato a Caracas, non sapeva da dove cominciare a mettere le mani e aveva pensato anche di abbandonare l’incarico. Aveva scoperto che i conti non tornavano e nei giorni precedenti all’episodio ha fatto una lunga riunione presentando un bilancio che presentava addirittura degli ammanchi. Purtroppo – conclude – era a conoscenza di cifre precise e la sua presenza poteva diventare scomoda».

«Potrebbe essere un delitto tutto italiano – aggiunge ancora Mugnai – Il fatto poi che tutti i dati contenuti nelle sette chiavette usb che ci hanno riconsegnato, sono stati cancellati, pone dei grossi punti interrogativi. Tra l’altro non si trovano nemmeno i risultati delle due autopsie e la foto con la scena del crimine che non ci è mai arrivata.

L’unica pista da seguire è quindi quella all’interno del consolato di quel Paese, agendo con immediatezza e sentendo le persone italiane a lavoro nell’ambasciata. Chiediamo inoltre che il Governo intervenga con autorevolezza sulle autorità Venezuelane – conclude il legale – affinché vengano quanto prima concluse e trasmesse le indagini, come già richiesto dalla Procura di Roma».

Da parte sua il console allo scopo sentito ha dichiarato di essere a disposizione dell’autorità giudiziaria per tutti quello che sarò necessario alle indagini.

Nella vicenda fa sentire la sua voce anche il fratello Moreno. «E’ inconcepibile la mancanza di una puntuale attività investigativa da parte delle autorità italiane, che per quanto ci risulta non hanno ancora interrogato tutti coloro che fanno parte dell’ambasciata».