Prato, 11 ottobre 2014 - Un'udienza-fiume con tanto di foto e filmati di quella tragica mattina del primo dicembre 2013 quando in una ditta al Macrolotto morirono bruciati nei letti dove dormivano e nella fabbrica dove lavoravano, sette operai cinesi. E’ entrato così nel vivo il processo (presieduto dal giudice Giulio Fanles) a carico dei fratelli Massimo e Giacomo Pellegrini (difesi dagli avvocati Rocca, Bisori, Nigro e Valignani) proprietari dell’immobile dove scoppiò l’incendio e accusati di omicidio colposo.

Il pm, Lorenzo Gestri, ha chiamato i primi testimoni (in tutto sono 90): l’agente delle volanti Mottola che per primo arrivò in via Toscana 63 e i vigili del fuoco che hanno soccorso i tre sopravvissuti. E’ stato ascoltato a lungo l’ingegnere Gennaro Senatore, il vigili del fuoco che per primo entrò dentro il capannone devastato dalle fiamme. Con l’ausilio delle foto e di alcuni filmati, sono state ricostruite le concitate fasi dei soccorsi ai cinesi e dello spegnimento del fuoco. L’attenzione è stata incentrata sulla mancanza del rispetto delle regole di sicurezza dentro il capannone mostrando come fosse praticamente impossibile per i cinesi, che dormivano al piano superiore abusivo, fuggire.

La richiesta di messa a norma non sarebbe mai avvenuta dal 1995. Ma l’accusa ha messo a segno anche diversi punti a favore nella fase iniziale del processo. La difesa, prima dell’ascolto dei testimoni, ha chiesto che non venissero ammesse come prove le intercettazioni telefoniche fatte ai Pellegrini nei mesi successivi all’incendio. "Quelle intercettazioni sono state fatte perché, in fase di indagine, la procura voleva capire chi erano i gestori di fatto della Teresa Moda — ha spiegato Rocca — ma i Pellegrini avevano già spiegato di relazionarsi solo con Lin You Lan fornendo anche il numero di telefono, dunque le intercettazioni non sono legittime".

Il giudice ha respinto la richiesta. Fanales non ha accolto neppure l’istanza dell’avvocato Niccolai di Pistoia, difensore della Mgf immobiliare, proprietaria dell’immobile, di estromettere dal processo alcune civili (Inail, Cgil e Filctem) in vista di un eventuale risarcimento. Non è stata accettata neppure la richiesta dell’avvocato di parte civile, Tiziano Veltri, di bloccare il passaggio di un immobile di Pellegrini e di alcune quote avvenuto tra maggio e giugno. Rocca ha spiegato che si tratta solo della creazione di un fondo di garanzia e non del tentativo di disfarsi di alcuni beni dopo aver saputo di essere indagato. Fanales ha, invece, accolto la richiesta del pm Gestri di togliere dalla lista dei testimoni della difesa due testimoni, uno dei quali — senza nome — indicato come il responsabile del mercato immobiliare dell’Unione Industriale.

Laura Natoli