Lucca, 19 febbraio 2015 - Arresta in flagranza di reato un tunisino che stava rubando dentro un’azienda, ma viene accusato dal ladro di lesioni. Finisce così a giudizio e viene condannato a 6 mesi di reclusione (pena sospesa) nonché al risarcimento danni per 7500 euro e alla rifusione delle spese, 1750 euro più Iva, con pagamento in favore della parte civile di una provvisionale di 3500 euro. La sentenza del Tribunale di Lucca è di alcune settimane fa. E’ quanto accaduto ad un carabiniere in servizio alla Compagnia di Lucca che pur volendo mantenere l’anonimato, ha deciso di raccontare l’accaduto per sottolineare come, secondo lui, chi cerca di assicurare alla giustizia i malviventi per 1200 euro al mese e magari rischiando la vita, deve poi incappare anche in queste disavventure.

I FATTI. Il carabiniere, difeso dall’avvocato Andrea Balducci, il 12 settembre del 2011 interviene su un colpo in una nota cartiera del capannorese. Nel corso di una perlustrazione, la pattuglia decide di effettuare un controllo nello stabilimento nel quale si erano verificati diversi furti di rame. Nel primo dei due capannoni i militari notano a terra numerose bobine di rame accatastate e, in un angolo, un individuo intento a sfilacciare con un trincetto i fili del prezioso metallo. L’uomo, un tunisino, tenta di fuggire. Viene però bloccato e immobilizzato con le manette. Uno dei due militari compie allora un giro per verificare se vi fossero complici e al ritorno trova il collega che ha in custodia il fermato.

DIVERSA la versione dell’arrestato che sostiene di essersi già impossessato nei giorni precedenti dei cavi, addirittura in concorrenza con un gruppo di rumeni. Secondo il nordafricano sorpreso in flagranza, al momento della cattura da parte dei carabinieri, uno di questi gli avrebbe provocato ferite trascinandolo in malo modo.

AL MOMENTO del fotosegnalamento, l’arrestato accusa un malore e viene accompagnato al Pronto Soccorso dove dichiara di lamentare dolori al collo e ad un fianco: racconta che a cagionare tutto ciò erano state le botte subite durante il fermo. Dopo le visite mediche, viene dimesso con una diagnosi di «trauma cranico non commotivo, ematoma al collo, contusioni multiple e micro frattura di una costola». Il carabiniere va così a giudizio per il reato di lesioni personali con l’aggravante di cui all’articolo 61 del codice penale numero 9, aver commesso il fatto in violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o di pubblico servizio. Poi la condanna. Una beffa, aggiungiano noi.