La Spezia, 30 luglio 2017 - UN MICROCHIP all’interno delle divise del personale sanitario. Pantaloni, giacche e camici di infermieri, medici e tecnici saranno tutti “targati”. È l’ultima novità della Regione Liguria per «evitare sprechi e ammanchi» si legge nella nota rilasciata dall’assessorato alla sanità Sonia Viale che comunque assicura ulteriori approfondimenti «a garanzia di tutto il sistema». Una “tracciabilità” che ha colto di sorpresa i lavoratori dell’azienda sanitaria spezzina che non hanno esitato a parlare di violazione della privacy.

Qualche sorpresa arriva anche dal mondo sindacale e in particolare da Cgil e Fials che non erano stati informati del nuovo corso. «Sapevamo che sarebbero arrivate le nuove divise ma non dei microchip. In questa azienda c’è un grave problema di comunicazione, le cose si vengono a sapere solo quando sono state fatte – hanno esordito il segretario della Cgil Fp, Alessandra Guazzetti e Luciana Tartarelli, segretario Fials». Informato dell’arrivo dei “chip” nelle divise Salvatore Currenti della Cisl.

«Quei congegni – dice il sindacalista – non servono per vedere dove è il dipendente ma solo dove è il capo. All’inizio del primo appalto nel 2006 andava smarrita un sacco di biancheria. Poi è scattata questa gara regionale dove nei macchinari viene rilevato di chi è il capo, da dove è arrivato e dove è stato consegnato». Avvertita anche Nadia Maggiani della Uil, anche se stigmatizza questo difetto di informazione: «I microchip servono per sapere dove va a finire la biancheria, è una sorta di tracciabilità delle divise rispetto ai vari reparti – spiega la sindacalista –. Certo l’azienda doveva informare il personale».

Delle ultime ore la presa di posizione dei consiglieri regionali del Pd, Paita, Rossetti, Lunardon e Ferrando che, in un documento, chiedono chiarimenti all’assessore Viale sui ventiduemila microchip inseriti nelle divise dei dipendenti Asl liguri. E che arrivano dal mega appalto da 66 milioni di euro vinto dalla ServiziItalia per tutte le aziende ospalliere liguri. Una strada seguita anche da altre regioni italiane come la Toscana e l’Emilia Romagna. Per l’assessore Viale un procedimento che fornisce «una maggiore sicurezza rispetto alle nome igieniche...» Ma data delicatezza dell’argomento l’assessore avrebbe già disposto «ulteriori approfondimenti , a garanzia di tutto il sistema».