La Spezia, 12 settembre 2017 - DALL’ITALIA alla Florida: il cielo fa paura e provoca danni e morti. E’ una voce sollevata quella di Giuseppe Castiello, spezzino ormai trapiantato a Miami, che ci racconta il dramma di questi ultimi giorni. Sta già tornando a casa per vedere con i propri occhi i segni del passaggio dell’uragano Irma. Ha portato la sua famiglia a Orlando e atteso lì il momento fatidico dell’arrivo e transito del terribile uragano. Le disposizioni del governatore della Florida erano chiare: considerato il livello di potenza 5 previsto è stata disposta l’evacuazione di Miami e Miami Beach. Giuseppe ha deciso così con la moglie Erika Graziani e i figli Francesco di 6 anni e Cristian di quasi 5, di allontanarsi raggiungendo in quattro ore d’auto Orlando.

«CONTROLLANDO tramite siti di tracking costantemente i movimenti di Irma abbiamo valutato di rifugiarci lì perché restava a destra delle zona di grande intensità – spiega Giuseppe –. L’ultima settimana è stata drammatica. Col diffondersi della paura per l’uragano è iniziata una corsa ai generi di prima necessità. Mia moglie Erika è stata due ore in coda per fare benzina e già da mercoledì i supermercati non avevano più bottiglie d’acqua in vendita. Venerdì tutto era chiuso, ristoranti e supermercati, sono più di tre giorni che è possibile mangiare solo panini e cibi in scatola».

In Florida gli uragani sono purtroppo attesi e dopo l’esperienza del 1992 di “Andrew” le case sono costruite con norme specifiche per garantire maggiore sicurezza alle abitazioni. «Ho provveduto a proteggere la nostra casa con pannelli di legno con i quali ho sbarrato porte e finestre – aggiunge Giuseppe – gli scorsi anni ci sono state avversità, ma mai così intense. Il governatore ha usato termini forti nell’annunciare l’allerta. E’ stato detto: le case si ricostruiscono, le vostre vite no, pertanto, se potete, fuggite. Chi è rimasto a Miami era senza luce e gas, alcune gru per il vento sono cascate sugli edifici. Si è parlato di allarmismo, c’è stato sicuramente, ma oggi possiamo dire senza dubbio che sia stato meglio così».

Le nuove tecnologie hanno permesso a Giuseppe di restare sempre in contatto con la sorella e il papà e tranquillizzarli anche se le immagini dall’Italia proprio nello stesso momento non sono state rassicuranti: «Ho visto le terribili immagini provenienti da Livorno, mai come in questo momento mi sento vicino a quei drammi. Bisogna investire su prevenzione e non aver paura di creare allarmismo. Non auguro a nessuno una settimana di ansia e paura come quella che ho appena trascorso. Ci siamo trovati di fronte fenomeni con intensità inaudita, per fortuna è passata. Già domani tornerò al “Cviche 105” il ristorante di cui sono general manager per ripulire e riaprire il prima possibile. Siamo in America e non ci si ferma un attimo, neanche per metabolizzare il passaggio di un uragano».

UN altro spezzino che si è trovato alle prese con l’uragano Irma è Carlo Sartelli, originario della Foce, noto per aver gestito diverse officine meccaniche prima di trasferirsi in Florida dove si occupa di importazione di prodotti alimentari italiani. «Siamo chiusi in casa – spiega Sartelli – con porte e finestre sigillate. Non abbiamo più la luce e abbiamo messo da parte qualche ricarica del cellulare. Fortunatamente abbiamo fatto la scorta di spaghetti e cuciniamo con un fornello da campeggio. Spero che quando tutto sarà finito di avere ancora un tetto sulla testa, altrimenti – conclude – chiederò asilo alle Cinque Terre: parlando un ottimo slang americano posso cavarmela».