Porto Venere, 17 dicembre 2017 - Sulle macerie della Locanda San Pietro sorgerà un albergo, a cinque stelle, con una trentina di stanze, destinata a una clientela raffinata e forse esigente, ma non di lusso. A Michele Denegri, l’imprenditore torinese che ha rilevato la Locanda il 12 novembre scorso, acquistandola all’asta per 6 milioni di euro, la parola ‘lusso’ non è proprio di gradimento. «Non vorrei un cliente appena uscito da Gucci, neppure un portiere di notte vestito con smoking», non esita a commentare. Lo abbiamo incontrato poco prima dell’apertura al pubblico di quel luogo un tempo incantato e che ha fatto la storia di Porto Venere. Lui, in abiti casual e con una semplicità sorprendente, si è aperto, svelandoci i suoi propositi. E anticipandoci che la Locanda rinascerà tra due anni e mezzo.

Denegri, cosa pensa quando si sente dire che vuole realizzare un hotel 5 stelle di lusso?

«La parola ‘lusso’ per me è una volgarizzazione. Spero che alla Palmaria si facciano orti con la coltivazione delle zucchine, per poi proporle alla Locanda. Per me questo è ‘lusso’. Sono una persona semplice, che a Spezia si noleggia uno scooter per arrivare a Porto Venere e che sempre a Spezia si ferma sempre a prendere un pezzo di pizza dalla Pia. È vero, ho preso la Locanda a 6 milioni di euro e realizzarla come vorrei costerà molto di più. Amo i particolari. Al Cambio di Torino, per esempio, le tovaglie ricamate di lino hanno la loro storia. Spero che davanti alla Locanda, in Palmaria, non vengano costruite oscenità».

Qual è la ‘filosofia’ della nuova Locanda?

«Costruire un valore sociale. Vede, sono un imprenditore poco legato al turismo ma legato piuttosto al mio istinto. Certi stereotipi non mi appartengono. Il borgo ha un potenziale enorme, è un posto meraviglioso e non caotico come Portofino o Sant Tropez. In questi due anni e mezzo, il tempo che ci vorrà per portare la Locanda agli antichi splendori, cercherò la ‘primavera’ del borgo. Per ora posso solo dire che sto cercando di risolvere, con i miei assistenti, il problema dei parcheggi. In Locanda ci saranno poche camere ma confortevoli e se potessi rimarrei aperto 12 mesi l’anno. Per me è importante fare rete con gli esercenti locali. Per esempio, la lavanderia: prenderò accordi con chi lavora nel borgo per sfruttare al meglio i posti della Locanda».

Ha di recente acquistato anche la Casa del Capitano a 477 mila euro… Cosa pensa di farci?

«Spero che un giorno quel posto da abitativo possa diventare commerciale. Il mio sogno è quello che diventi una parte della Locanda, magari una specie di suite dove possono andare a dormire chi si sposa a San Pietro».

Se la definiamo ‘asso pigliatutto’ o ‘colonizzatore’ si arrabbia?

«No, ma questi aggettivi mi fanno sorridere perché mi richiamano alla mente una persona aggressiva, cinica, che combatte in un contesto competitivo e vince. Io mi sono presentato all’asta, la mia era l’unica offerta e ho acquistato la Locanda. Tutt’al più sono pazzo perché ho comprato ‘cose’ che nessuno voleva».