La Spezia, 3 luglio 2017 - UN ALTRO bambino salvato. Un altro caso di buona sanità che racconta una storia fatta di collaborazione tra colleghi di alto profilo professionale. Una storia fatta di paura – quella di genitori messi improvvisamente di fronte all’evidenza di un pericolo incombente per il figlio neonato –, di intuito medico e di capillare organizzazione dei servizi sanitari e ospedalieri. I fatti risalgono a un paio di giorni fa. Nel tardo pomeriggio di sabato una coppia di immigrati, originari del Bangladesh ma residenti in città, bussa alle porte del pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Sant’Andrea, diretto da Stefano Parmigiani. La mamma ha in braccio un bambino di circa sei mesi, nato a Genova alla 31esima settimana di gestazione. Un parto pretermine, gestito senza gravi conseguenze per il piccolo.

ALLE infermiere che li accolgono al triage, i genitori riferiscono che il bambino era caduto sulle scale mentre si trovava in braccio a un adulto. Un incidente capitato nel corso della giornata di giovedi, quindi 48 ore prima del ricovero in ospedale, e che apparentemente non aveva prodotto danni, esclusa la comprensibile apprensione dei parenti. Nessuna conseguenza, dunque, fino al primo pomeriggio di sabato, quando la mamma si accorge della presenza di un ematoma sul capo. Quando arriva al Sant’Andrea, clinicamente il bambino è in buone condizioni. Tuttavia, visitandolo approfonditamente, il pediatra scopre un importante cefaloematoma e richiede una Tac urgente. L’esame viene eseguito dai tecnici della radiologia, reparto diretto da Teseo Stefanini. L’esito è una doccia fredda: la tomografia rileva infatti una frattura cranica e un vistoso ematoma intracranico. Il bambino viene subito sedato, intubato e sottoposto a una trasfusione in emergenza, per far fronte al rischio anemia. Una volta stabilizzato, con la collaborazione del personale della rianimazione, coordinato da Cinzia Sani, viene trasferito in ventilazione meccanica al Gaslini, dove nel frattempo è già stata preparata la sala operatoria di neurochirurgia e dove l’ematoma viene immediatamente drenato, per fortuna senza conseguenze per il lattante che, in caso di ritardo, avrebbe invece potuto andare incontro a conseguenze molto gravi, e anche al decesso.