Firenze, 16 settembre 2017 - Politica e comunicazione, un momento di trasformazione epocale, nuove tecnologie e crisi economica hanno cambiato la nostra vita e il nostro approccio all’informazione è ogni giorno messo alla prova. Parte così l’incontro fra il sottosegretario alle telecomunicazioni Antonello Giacomelli e il direttore de La Nazione Francesco Carrassi. A introdurli la consigliera comunale Federica Giuliani. Carrassi parte subito all’attacco: «Avete messo il canone in bolletta - chiede - servirà a fare una tv pubblica migliore, creerete nuovi posti di lavoro?». La replica di Giacomelli è netta: «In Italia 7 italiani su 10 pagavano il canone e la mattina al bar venivano irrisi da chi non lo pagava. Ora tutti paghiamo e il costo è stato abbassato da 113 a 90 euro in tre anni. Abbiamo recuperato 500 milioni. Li useremo per istituire un fondo per le tv locali, per finanziare interventi che abbattono la pubblicità nei canali Rai e infine per compensare la riduzione delle tasse. Dal 2019 i 500 milioni andranno tutti alla Rai. Dovremo rivedere il rapporto fra canone e pubblicità nei programmi. Oggi Rai introita 700 milioni l’anno. Diminuire gli spot nella tv pubblica li farà tornare nell’emittenza privata. E poi vogliamo rivedere il numero dei canali Rai, troppi. Toglieremo la pubblicità dai canali per bambini e culturali. E ogni forma di pubblicità per il gioco d’azzardo».

«Ma di questi soldi quanti sono andati nel contratto di Fazio?» provoca Carrassi. «Cifre importanti - ammette il sottosegretario - ma non sono superiori a quelli che percepiva prima. Il cda può decidere di aumentare i compensi per superiore valore artistico o se la resa pubblicitaria è di molto superiore ai costi». Dai compensi Rai alla politica: «Ma stai sereno, ora vale per Matteo o vale per Gentiloni?». «Il premier può stare tranquillo; il nostro sostegno è totale». «Andremo al voto con questa legge elettorale?». «Sì, con il Consultellum. Le prossime settimane saranno sulla legge di bilancio, poi la legislatura è finita». «Ma la legge sull’editoria - incalza Carrassi - a che punto è?» «Stiamo facendo i decreti attuativi per sostenere la carta stampata contro la pressione del web e delle tv, dei social network. Perché l’on line vale click, ma non soldi».

Paola Fichera