Firenze, 18 aprile 2017 - Sono ore di confronto tra i somali inquilini dell’ex convitto dei gesuiti di via Spaventa che oggi si incontreranno in assemblea per prendere una posizione comune e decidere come comportarsi alla luce della richiesta di padre Ennio Brovedani di mettere fine all’occupazione.

"Fino a quando il Comune di Firenze non ci troverà una casa noi non andremo da nessuna parte, non ci muoveremo di qui", si ripete. Una vera e propria spina nel fianco del Comune di Firenze che non riesce a trovare una soluzione. Da tre mesi esatti, infatti, i novanta rifugiati scampati all’incendio dell’ex Aiazzone, poi ospitati al palazzetto di Sesto Fiorentino, alloggiano nell’ex convitto dei Gesuiti, una sede grande circa 3mila metri, al centro di una trattativa con i cinesi dell’università di Shangai, ritenuto il più grande politecnico della Cina che avrebbe dovuto portare in riva d’Arno oltre 250 studenti.

Da tre mesi quindi va in scena un conflitto tra legalità e solidarietà in cui Padre Ennio è stato, in un certo senso, lasciato solo. L’unico gesuita rimasto a Firenze come direttore dello Stensen si è opposto con tutte le sue forze alla richiesta di sgombero forzato del palazzo occupato. Sulla sua decisione pesa anche l’appello di papa Francesco all’accoglienza dei migranti. Ma ora il gesuita non ce la fa più: ha già speso 5mila euro tra acqua e gas.

"Le mie risorse economiche e le mie forze sono quasi esaurite. La vostra occupazione e la nostra ospitalità dovranno necessariamente avere un limite a breve termine" ha scritto in una lettera rivolta agli occupanti, attaccando anche l’assenza "di un coordinamento tra tutte le principali istituzioni diversamente coinvolte".

"Senza richiesta di sgombero non possiamo procedere" ha ripetuto dall’altra parte l’assessore al welfare Sara Funaro. Nessuna deroga al principio di legalità quindi. "Gli alloggi vengono assegnati a chi è in graduatoria, per gli altri non possiamo che predisporre un sistema di accoglienza temporanea", non ha usato giri di parole l’assessore Funaro. "Non può passare il messaggio che chi occupa ha diritto a una casa – non usa mezzi termini – A Firenze esiste una graduatoria, ci tengo a ribadire, ci sono persone che hanno perso il lavoro e per questo sono sotto sfratto, famiglie che non riescono a pagare l’affitto e che da tempo aspettano una sistemazione. La legge è uguale per tutti".

ross.c.