Firenze, 3 gennaio 2018 - "Edo" se n’è andato. Si è addormentato nella sua casa, con al fianco la mamma, il babbo, le sorelle e gli amici più cari. Circondato dall’amore che non gli è mancato, che ha conquistato giorno dopo giorno grazie al suo sorriso e al suo immenso coraggio con cui ha saputo commuovere – e coinvolgere – un’intera città. A soli 19 anni Erduan Ajeti sapeva bene cosa fosse il dolore: di sofferenze fisiche ne ha sopportate tante, da quando a 11 anni gli è stato diagnosticato il linfoma di Hodgkin, malattia rara, terribile.

Lui ne parlava apertamente, senza paura: era un gran comunicatore. Parlava senza autocommiserarsi del trapianto di midollo donatogli da una delle sorelle; un’operazione che avrebbe potuto salvarlo, ma che invece ha sviluppato una reazione terribile ad appena un mese dall’intervento.

Il rigetto gli ha provocato problemi alla pelle, ai muscoli, alle viscere, agli occhi. Le terapie farmacologiche hanno danneggiato le articolazioni e provocato ancora più dolori. Ma Edo non ha mai mollato, anzi ha imparato a ironizzare sui suoi gravi problemi e ha lottato per poter ottenere il diritto a uscire di casa, quell’appartamento al terzo piano senza ascensore di una palazzina di San Frediano dove viveva con i suoi genitori, arrivati in Italia dal Kosovo negli anni ‘80.

Da solo non poteva più fare le scale; portarlo giù in braccio da parte del padre e della madre era troppo faticoso, rischioso e doloroso per lui. Grazie alla mobilitazione della Comunità di Sant’Egidio, dell’associazione Noi per Voi e di altre associazioni e iniziative sportive, poco più di un anno fa era arrivato un montascale che gli aveva permesso di superare quella barriera architettonica. Edo non c’è più, ha smesso di soffrire. I suoi amici si erano accorti che qualcosa non andava: da un paio di settimane Erduan aveva smesso di comunicare tramite Facebook, il social network col quale amava sorridere anche virtualmente alla vita.

"Negli ultimi giorni è stato molto male, ma non ha mai smesso di lottare e di dare coraggio agli altri" racconta commosso il dottor Giusto Chiaracane, direttore della SOD di chirurgia di spalla e arto superiore al Cto di Careggi: qualche anno fa tramite la figlia aveva conosciuto il ragazzo per cercare di ridurre i problemi che aveva alle articolazioni. Erano diventati amici, Edo lo chiamava "lo zio Giusto".

"E’ stato un esempio per tanti, ha dato e ricevuto amore, ha meritato tutte le attenzioni di chi si è mobilitato per dargli una mano", dice ancora il dottor Chiaracane. Il corpo di Erduan è esposto alle cappelle del commiato di Careggi, per chi vorrà salutarlo. Giovedì alle 8,30 ci sarà invece il rito funebre al cimitero di Trespiano, dove poi sarà sepolto.

Tutto quel materiale donato dalla solidarietà di tanti fiorentini non andrà perduto: "Papà Zeno e mamma Meridjana – conclude Chiaracane – lo consegneranno a un altro ragazzo che ne ha bisogno".