Firenze, 13 settembre 2017 - E' stato sentito in Procura a Firenze anche il secondo dei due carabinieri accusati da due studentesse americane di averle violentate. Ha atteso che il suo legale di fiducia, l’avvocato Andrea Gallori tornasse a Firenze. Poi ieri pomeriggio anche il carabiniere scelto Pietro Costa - come aveva fatto il suo collega Marco Camuffo nei giorni scorsi - si è presentato in Procura per raccontare la sue versione dei fatti. È giovane ma la sua baldanza si è completamente sgonfiata e lui vive in una situazione che ritiene troppo grande. Ha pianto. Il viso spiegazzato come una pagina di giornale già letta, le occhiaie vistose, risponde alle domande del pm che lo incalza. Si sa pochissimo della sua dichiarazione.

"Non ho mai neppure intuito di fare una violenza", è questo il senso. Pensava che il rapporto fosse consensuale, che anche a lei facesse piacere quell’approccio. Non avrebbe sentito alcun ‘no’ per questo non aveva paura delle conseguenze. Era sicuro che quel rapporto fosse stato voluto da entrambi. Aveva bevuto magari, ma neppure troppo da farle perdere la ragione o per non essere in grado di fermarlo. Insomma il ragionamento del carabiniere potrebbe essere stato questo: era consenziente, altrimenti sarebbe stato impossibile non essere identificati e scoperti. Al di là che una violenza sessuale non appartiene al suo carattere e che mai e poi mai l’avrebbe fatta. Questo sarebbe il suo schermo difensivo.

Adesso, dopo aver sentito entrambi i protagonisti della brutta storia, aver ascoltato almeno due volte le ragazze americane che hanno presentato denuncia in questura poche ore dopo i fatti, la parola passa alla procura. A un magistrato molto scrupoloso e competente specie in questo settore della giustizia, come il pm Ornella Galeotti.

Aspetterà i risultati degli esami fatti sui campioni biologici. Al riguardo c’è anche una piccola estensione della storia perché gli specialisti della polizia scientifica avrebbero trovato e messo al sicuro anche alcuni campioni biologici trovati in casa delle ragazze. Proprio dentro l’abitazione dove le due giovani vivono con altre due colleghe di corso. Devono ancora essere comparati quindi non si sa ancora se si tratta di sperma, secrezioni o altro. In questo caso dovranno essere comparate con il Dna dei militari per poter inquadrare meglio la situazione. Non esiste conferma, per quel che si sa, ma è possibile che il rapporto tra uno dei militari e la sua vittima si sia concluso in casa. Oppure quel reperto non ha proprio nulla a che fare con la vicenda. Quando le versioni sono contrastanti allora l’ultima parola ce l’avranno appunto le rilevazioni scientifiche e biologiche. Adesso non c’è più molto da indagare. C’è da capire e da credere.

Che il rapporto sessuale ci sia stato ormai è assodato, ammesso dagli stessi carabinieri Marco Camuffo e Pietro Costa ma entrambi giurano di non aver percepito nessun segno di rifiuto. Dall’altra ci sono le denunce di due studentesse americane che, pur con qualche particolare diverso, fanno un racconto sostanzialmente simile e raccontano di essere state abusate contro la loro volontà. In punta di diritto ci penseranno gli avvocati a far valere le ragioni di ciascuno, ma i due militari hanno un altro problema grosso da affrontare: ad attenderli al varco c’è la procura presso il tribunale militare. I giudici con le stellette non li potranno mai processare per la violenza, quando provata, ma per una sfilza di reati militari molto gravi tra cui il primo quella di ‘violata consegna’ che è considerato gravissimo. Ci sono poi le dichiarazioni mendaci nel foglio di servizio, la violazione del territorio da controllare, l’abbandono dell’auto di servizio. Insomma quando si metteranno in moto e, perla verità, sembra che stiano già scaldando i motori, la magistratura militare potrebbe essere anche più pesante di quella ordinaria penale.