Empoli, 7 ottobre 2017 - C'è un iscritto nel registro degli indagati per la morte di Guerino Elia, 46 anni, socio dell’impresa edile Elfra con sede a Poggio a Caiano. L’uomo è precipitato dal tetto di un capannone utilizzato come magazzino dall’etichettificio Unilabel. E proprio il responsabile dell’azienda, in affitto in quella struttura, sarebbe al momento l’unico indagato per omicidio colposo e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

Lo ha stabilito il sostituto procuratore Christine Von Borries, titolare delle indagini. Giovedì mattina, giorno del tragico infortunio sul lavoro il magistrato è arrivato a Empoli per ascoltare testimoni e per coordinare le indagini. Accertamenti che vedono il coinvolgimento dei tecnici dell’Asl Toscana Centro, che si occupano di sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro, e dei carabinieri.

Ieri mattina, gli investigatori sono tornati in via Sottopoggio per San Giusto, nella zona di Pozzale, per svolgere un ulteriore sopralluogo: con l’ausilio di una autoscala dei vigili del fuoco, hanno osservato dall’alto il tetto del capannone sequestrato, ‘leggendo’ la trama di onduline e travi in cemento che ha ‘condannato’ Elia alla fatale caduta.

L’uomo, originario di Crotone ma residente a Poggio a Caiano, nel Pratese, con la moglie e tre figli, avrebbe messo un piede in fallo, precipitando nel vuoto, sbattendo violentemente la testa. A niente sono valsi i soccorsi, allertati da un operaio che ha visto il corpo di Elia a terra, sul pavimento del capannone: sopra di lui, la copertura spaccata. Un impatto terribile, avvenuto poco prima delle 10 del mattino, che non gli ha lasciato scampo.

L'autopsia, in programma martedì all’istituto di medicina legale di Careggi, darà ulteriori risposte sulla dinamica della caduta nel vuoto, per circa sette metri. Sulla copertura del capannone, ieri mattina, gli investigatori hanno rilevato la presenza di alcuni attrezzi da lavoro ma, di contro, la totale assenza di qualunque apparato di sicurezza.

Un dettaglio che fa presupporre che il 46enne e l’operaio di un’altra ditta esterna stessero lavorando alla rimozione di alcuni tubi in amianto, ma non adeguatamente protetti, come tra l’altro è emerso anche dal racconto dei testimoni, persone che i tecnici della Asl stanno continuando a sentire. Intanto è spuntato un filmato, con ogni probabilità registrato da una telecamera di videosorveglianza presente nella zona: i fotogrammi racconterebbero ogni fase dell’infortunio.

Momenti al vaglio della procura, come la committenza dei lavori dei quali, a quanto pare, il proprietario del magazzino non sarebbe stato a conoscenza. Non ci sarebbe stato un formale contratto di lavoro per l’esecuzione dell’intervento di rimozione di quelle parti in amianto. Un’operazione costata la vita al 46enne, descritto come un professionista esperto e scrupoloso.