In migliaia alle prese con l’Ici
In migliaia alle prese con l’Ici

Viareggio, 12 luglio 2018 - I calcoli della Patrimonio erano forse giusti, ma non supportati da adeguata documentazione. Per questo motivo la Commissione Tributaria provinciale di Lucca (Presidente Antonio Del Forno, relatore Lida Celli, giudice Pier Luigi Brancoli Pantera) ha accolto il ricorso del Consorzio Cooperative Acli contro un accertamento Ici relativo agli anni 2009, 2010 e 2011, fatto all’epoca dalla partecipata del Comune, Patrimonio Srl. Accertamento che nel complessivo dei tre anni sfiorava i 500 mila euro.

A conclusione dell’iter giudiziario, il comune di Viareggio non solo vede sfumare la possibilità di recuperare quella somma, ma – come beffa finale – sarà pure chiamato (tramite la partecipata I-Care che di fatto sostituisce la fallita Patrimonio) a pagare le spese processuali fissate in 2.500 euro. L'accertamento Ici riguardava gli immobili gestiti dalla Cooperativa Acli in quanto soggetto attuatore del programma straordinario di edilizia residenziale con cui venivano dati in affitto 136 appartamenti destinati ai dipendenti delle amministrazioni statali.

Su questi appartamenti l’Acli, secondo la Patrimonio, aveva pagato una somma più bassa del dovuto. Per cui mandò tre accertamenti successivi richiedendo alla cooperativa il pagamento di 475 mila euro. Nello specifico: 174 mila euro per il 2009 (di cui 114 mila per imposta, 32 mila per sanzione e 25 mila per interessi), 150 mila euro per il 2010 (di cui 101 mila per imposta, 30 mila per sanzione e 18 mila per interessi) e infine altri 145 mila euro per il 2011 (di cui 100 mila per imposta, 30 mila per sanzione e 14 mila per interessi). L’Acli nel suo ricorso aveva sottolineato l’erronea rideterminazione del valore delle aree fabbricabili come effettuata dal Comune. Inoltre chiedeva la non applicazione delle sanzioni in considerazione della mancata notifica della variazione del valore delle aree.

La commissione tributaria di Lucca nell’accogliere il ricorso della cooperativa Acli e nel cassare pertanto la somma dovuta, ha osservato che: «L’ufficio (cioé la Patromonio, ndr), nella determinazione del valore, ha fatto riferimento a una serie di criteri che, per quanto riguardano il calcolo estimale sono da ritenersi esatti, ma non ha provveduto a fornire né alla parte né a questo Collegio, alcun elemento utile (atti comparativi, applicazione dei prezzi di vendita ecc.) atto a dimostrare la propria tesi. Ne consegue che il Collegio, in mancanza di tali utili e importanti elementi probatori non è in grado di emettere un equo giudizio valutativo in contrasto con le affermazioni del ricorrente, il quale ha sostenuto la propria tesi producendo idonea documentazione, peraltro non contestata dall’Ufficio». 
Paolo Di Grazia