Le indagini per la morte della ragazza ad Amelia
Le indagini per la morte della ragazza ad Amelia

Spoleto, 12 ottobre 2020 - “Sa qual era il titolo del nostro ultimo convegno? ’Dipendenze mai più invisibili’. Perché della droga e delle sue vittime non importa più niente a nessuno. Dalle istituzioni in giù. Ci si commuove quando muoiono ragazzi, come in Umbria è accaduto spesso, purtroppo, negli ultimi tempi. Ma dopo, non cambia mai nulla“.
Va giù duro, don Eugenio Bartoli, 73 anni, presidente del Centro di solidarietà Guerrino Rota di Spoleto, onlus  “ispirata ai valori del Vangelo“ che fa parte  Federazione italiana comunità terapeutiche "Progetto Uomo", cui aderiscono una cinquantina di strutture per il recupero dalle dipendenze di tutta Italia.  
Le droghe non interesseranno a nessuno, ma si continua a morire. Come in Umbria.
“Appunto, in questi giorni a tutti scende una lacrima, si promettono interventi, poi ci se ne dimentica e tutto resta come prima“.
A Terni a luglio sono morti due adolescenti. Sdegno, e reazioni ci furono eccome.
“A mesi di distanza sono io che domando: cosa è cambiato, da allora? Ognuno dia la risposta che ritiene".




Tre adolescenti morti in pochi mesi. Ora anche una trentasettenne a Città di Castello. L’Umbria sembrava un’isola verde e felice.
“La droga non è più fenomeno delle grandi città. Fa parte della società e come tale è ovunque, anche nel piccolo paese. in tutte le sue forme. Compresi il fumo, l’alcol, il gioco d’azzardo, internet“.
Si continua a moritre di eroina, come negli anni Settanta. 
“L’eroina c’è sempre stata, il suo prezzo scende, come scende quello della cocaina. Ma non voglio parlare di sostanze. Se non ci fossero quelle che ci sono, s’inventerebbe chissà cosa per drogarsi. Il problema non è la droga, sono le persone“. 
Che si lasciano tentare.
“Non è un problema di tentazione. Tutti sanno che  la  droga esiste ma non tutti la cercano o  se lasciano offrire. Le droghe hanno campo perché si ampliano disagio, disadattamento, paura di vivere, si perdono valori e punti di riferimento. Non rovesciamo il problema“.
Che fare?
“Prevenzione. Scuola che non pensi solo ai programmi curriculari, famiglie non assenti coi figli. La chiesa? Fa quello che può. Vescovi e sacerdoti sono molto soli in questya battaglia“.
 E quando la prevenzione  fallisce?
“Recupero. Noi come Centro di solidarietà di Spoleto onlus abbiamo centotrenta ospiti, dal centro e dal sud Italia. Arrivano con fiducia. LI accogliamo con ogni risorsa ed energia. Abbiamo 50 operatori e che costano 100.000 euro al mese di retribuzioni“. 
Da anni le strutture di recupero chiedono  l’adeguamento delle rette.
“Ecco il modo in cui veniamo ascoltati dalle istituzioni. In Umbria, le comunità di recupero  ricevono 47 euro al giorno per ciascun ospite. Tariffa fissata nel 2004. Ha presente il 2004? Un secolo fa“.
Da allora è cambiato quasi tutto. Anche nelle prescrizioni  che la burocrazia impone a chi svolge attività sociali.
“Tutto, è più oneroso, costa di più. Ma veniamo pagati con i soldi di allora. Le istituzioni, così facendo,  pretendono senza dare“
Da un anno l’Umbria ha cambiato governo, passando al centrodestra.
“La presidente Tesei ha promesso di intervenire Abbiamo fiducia“.
Altrimenti?
“Altrimenti, non succederà proprio niente e continueremo ad accogliere. Lavoriamo con esseri umani.  Non faremo leva su di loro per avere qualcosa in cambio. Devono essere le istituzioni, a stabilire con quale coefficiente di difficoltà vogliono che operiamo“.
Risorse alternative? 
“L’accattonaggio. Rimettersi alla generosità della gente“.
Non è un buon periodo per chiedere aiuti. Sopratutto per chi ha a che fare con la droga. 
“E’ quel che  dicevo. Ora le dipendenze non  interessano. Il Covid, che è un gravissimo problema per tutti,  rappresenta per noi  l’ennesimo scoglio“. 




















Piero Ceccatelli