In alto la ministra dell’Università Maria Cristina Messa, sotto una studente
In alto la ministra dell’Università Maria Cristina Messa, sotto una studente
di Alfredo Marchetti Una pioggia di euro per lavare via i segni lasciati dalla pandemia sulla scuola italiana. Incassato il semaforo verde dall’Europa, il governo Draghi si appresta a rivoluzionare un settore, l’Istruzione, in sofferenza cronica. Pronti 15 miliardi di euro del ’Piano nazionale di ripresa e resilienza’, una serie di interventi che si inserisce all’interno del programma “Next generation Eu“ (Ngeu), il pacchetto da 750 miliardi di euro costituito per circa la metà da sovvenzioni, concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica. La missione 4 del piano, che verrà attuato sotto la guida del ministro dell’Università e Ricerca Maria Cristina Messa, punta a colmare le carenze...

di Alfredo Marchetti

Una pioggia di euro per lavare via i segni lasciati dalla pandemia sulla scuola italiana. Incassato il semaforo verde dall’Europa, il governo Draghi si appresta a rivoluzionare un settore, l’Istruzione, in sofferenza cronica. Pronti 15 miliardi di euro del ’Piano nazionale di ripresa e resilienza’, una serie di interventi che si inserisce all’interno del programma “Next generation Eu“ (Ngeu), il pacchetto da 750 miliardi di euro costituito per circa la metà da sovvenzioni, concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica.

La missione 4 del piano, che verrà attuato sotto la guida del ministro dell’Università e Ricerca Maria Cristina Messa, punta a colmare le carenze strutturali, quantitative e qualitative, dell’offerta dei servizi di istruzione nel nostro Paese, in tutto il ciclo formativo. Tra le tante missioni quella del favorire l’accesso all’università. L’Italia sconta una bassa percentuale di adulti con un titolo di studio terziario. Ulteriori e conseguenti carenze si evidenziano nelle statistiche relative all’istruzione terziaria. La percentuale di popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni in possesso di un titolo di studio di livello terziario è pari al 28 per cento rispetto al 44 per cento di media nei paesi dell’Ocse.

Il numero di dottorati conferiti in Italia è tra i più bassi tra i paesi Ue, ed è in costante calo negli ultimi anni (-40 per cento tra il 2008 e il 2019): secondo Eurostat, ogni anno in Italia solo una persona su 1000 nella fascia di età 25-34 completa un programma di dottorato, contro una media Ue di 1,5 (2,1 in Germania). L’Istat rileva, inoltre, che quasi il 20 per cento delle persone che completano ogni anno un dottorato di ricerca si trasferisce all’estero, mentre chi rimane in Italia soffre di un profondo disallineamento tra l’alto livello di competenze avanzate che possiede e il basso contenuto professionale che trova sul lavoro. Di conseguenza, la misura è finalizzata a ridurre i divari numerici e anagrafici con i principali partner europei e a contrastare il fenomeno del brain drain. Con l’obiettivo di agire sui questi divari, il progetto mira ad aumentare di 3.600 unità i dottorati attivando tre cicli a partire dal 2021, ciascuno dotato di 1.200 borse di studio. I nuovi dottorati innovativi hanno l’obiettivo di aumentare l’efficacia delle azioni delle amministrazioni pubbliche, al di sotto della media dei principali partner europei, incidendo sulla quota di personale con alte specializzazioni in materie Stem, nettamente inferiore alle materie umanistiche e giuridiche.

La misura mira inoltre a finanziare l’aumento del numero di borse per il diritto allo studio a favore degli studenti meritevoli e bisognosi. Con questa misura si persegue l’integrazione delle politiche di contribuzione con quelle per il diritto allo studio attraverso l’incremento delle borse di studio ed estensione delle stesse a una quota più ampia di iscritti. Grazie a questa misura sarà possibile aumentare di 700 euro in media l’importo, arrivando così ad un valore di circa 4.000 euro per studente e ampliare, nel contempo, anche la platea degli studenti beneficiari. La riforma prevede inoltre l’aggiornamento della disciplina per la costruzione degli ordinamenti didattici dei corsi di laurea. L’obiettivo è rimuovere i vincoli nella definizione dei crediti formativi da assegnare ai diversi ambiti disciplinari, per consentire la costruzione di ordinamenti didattici che rafforzino le competenze multidisciplinari, sulle tecnologie digitali ed in campo ambientale.