Agata Smeralda
Agata Smeralda

«Per l’impegno contro lo stupro come arma di guerra». È stata questa la motivazione dell’attribuzione del Premio Nobel per la Pace alla giovane ‘yazida’ curda Nadia Murad, attivista per i diritti umani, e al medico congolese Denis Mukwege che hanno dato un contributo cruciale, concentrando l’attenzione e la lotta contro tali crimini di guerra. A dieci anni dalla Risoluzione 1820 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che ha stabilito che l’uso della violenza sessuale come arma di guerra e conflitto armato costituisce sia un crimine di guerra che una minaccia alla pace e alla sicurezza, l’assegnazione del Premio contribuisce in modo determinante a gettare nuova luce su una delle pagine più buie, e spesso troppo poco conosciute, di ciò che sta accadendo nei Paesi del Medioriente.
«E invece è necessario che tutti sappiano cosa sta accadendo nelle terre dominate dall’Isis. E soprattutto è necessario che chi sa, e può, agisca – commentano i responsabili di Agata Smeralda -. Il termine ‘yazidi’ indica un gruppo curdo che professa una particolare religione islamica, considerata eretica dai militanti dell’Isis; così le donne ‘yazide’ sono considerate ‘prostitute del diavolo’, tanto da poterle rendere schiave sessualmente, con violenze indicibili, tanto che spesso cercano di togliersi la vita». La storia di Nadia Murad è la storia di tante altre giovani donne curde ‘yazide’ che hanno subito le violenze e gli abusi di ogni genere perpetrati dai militanti dell’Isis. Insieme ad altre 5.525 persone tra donne e bambine, era diventata schiava, comprata e venduta più volte dagli esponenti del Califfato. Solo la sua prontezza e il suo coraggio le hanno consentito di fuggire dal luogo dove era tenuta prigioniera. Da allora la sua missione è stata quella di gridare al mondo occidentale ciò che sta accadendo.

La Comunità cristiana locale da tempo è impegnata a sostegno degli ‘yazidi’. E il Vescovo Paolo Bizzeti, Vicario Apostolico dell’Anatolia, insieme alla Caritas locale, recentemente ha bussato alla porta del Progetto Agata Smeralda per chiedere aiuto anche per un gruppo di ‘Yazidi’: 164 famiglie, per un totale di 800 persone, costrette a lasciare il campo profughi dove erano ospitate.

«Agli ‘Yazidi’ - ha scritto il direttore della Caritas dell’Anatolia John Farhad ad Agata Smeralda - fu data la scelta di andare in un altro campo profughi ad Aleppo, in Siria, o di cercare un alloggio nella città di Midyat. Hanno avuto paura di andare al campo profughi in Siria a causa della guerra in corso ma anche perché fortemente odiati. Pertanto hanno cercato e trovato alloggio a Midyat. Il governo turco pagherà il 70% dell’affitto solo per il primo mese, dopodiché dovranno pagare l’affitto completo. Gli affitti mensili a Midyat sono tra le 300 e 500 lire turche (45 - 70 euro) per casa. Oltre all’affitto hanno bisogno di pagare acqua ed elettricità, circa 150 lire turche (20 euro) al mese. E ovviamente hanno bisogno di cibo». E Agata Smerlda non si è tirata indietro. «Non potevamo non rispondere a questo appello – dicono i responsabili di Agata Smeralda -. Abbiamo già inviato 100 mila euro per rispondere alle necessità più urgenti e per dare assistenza e una casa a queste persone che hanno conosciuto esperienze terribili e alle quali, la vicinanza e la mano tesa di coloro che le considerano persone con la loro dignità e i loro diritti, consentiranno di riprendere un po’ di fiducia per superare il loro trauma causato da crudeltà e violenze inaudite».