Sappiamo sulla nostra pelle che ogni viaggio lo viviamo tre volte: quando lo sogniamo, quando lo viviamo e quando lo ricordiamo. Lo stesso deve essere stato per Marco, il protagonista dell’ultimo romanzo di Michele Naddeo, con il titolo proprio ‘Il viaggio’ ovvero ‘Memorie senesi di un laureato fuori sede Siena Siracusa 1993’ edito da Betti. E’ una sottile ricognizione fra latitudini di speranze, di ripensamenti, di inevitabili incertezze dovute in parte all’età, di quando dobbiamo decidere della nostra vita e talvolta non ci mettiamo mano e guardiamo gli avvenimenti scorrere. Un romanzo di chi deve risalire la corrente e scendere l’Italia, con eventi, vedi le malinconiche pagine su Giovanni Falcone, dove la storia personale si intreccia con quella dei grandi eventi. Che ci cascano addosso e che ci segnano. Il protagonista viaggia e scrive per non dimenticare, e mostrerà di imparare il più grande insegnamento che il viaggio ci concede, quello di non tornare come quando è partito. Torna diverso e questo è l’augurio che facciamo ad ogni lettore di "Il viaggio". Come scrive Naddeo è importante avventurarsi sulla strada della memoria. Viaggiare è essere infedeli a se stessi, scoprendo nuove spiegazioni di vita.
Massimo Biliorsi