di Pino Di Blasio Ci si può illudere a lungo, ragionare sull’ipotesi che più ci aggrada, disegnare lo scenario che tiene dentro tutte le condizioni imprenscindibili per arrivare all’accordo. Poi però arrivano le smentite e devi cambiare posizione ai tasselli del mosaico. L’idea che il marchio Monte dei Paschi potesse finire al Mediocredito centrale, e quindi restare in mano pubblica, visto che l’istituto è controllato da Invitalia, è stata seccamente smentita ieri da fonti vicine...

di Pino Di Blasio

Ci si può illudere a lungo, ragionare sull’ipotesi che più ci aggrada, disegnare lo scenario che tiene dentro tutte le condizioni imprenscindibili per arrivare all’accordo. Poi però arrivano le smentite e devi cambiare posizione ai tasselli del mosaico. L’idea che il marchio Monte dei Paschi potesse finire al Mediocredito centrale, e quindi restare in mano pubblica, visto che l’istituto è controllato da Invitalia, è stata seccamente smentita ieri da fonti vicine all’istituto guidato da Bernardo Mattarella. Da settimane sembra la quadratura del cerchio: visto che a UniCredit non interessano marchio, Mps Capital Services, Leasing & Factoring e Consorzio Operativo, ecco che i bracci finanziari dello Stato, da Mcc a Amco rilevano i pezzi tenuti fuori dal perimetro. Se poi il Mediocredito si prendesse anche gli sportelli da Siena in giù, oltre ai 200 del sud, Mps Banca per le imprese sarebbe cosa fatta. Con il plauso di tutta Siena, della politica, dal neodeputato Letta alla Lega di Salvini e di chi nel Governo cerca una soluzione rapida alla lunga trattativa per cedere il Monte dei Paschi a UniCredit.

Però Mediocredito Centrale vuole solo i 200 sportelli del sud, il resto non rientra tra le sue competenze. E si torna punto e a capo. Con poche certezze, la prima delle quali è che il 27 ottobre, data del consiglio di UniCredit che approverà i conti del terzo trimestre, un po’ di nebbia sarà diradata. Così come si è dissolta la nebbia sull’accordo tra Fondazione e Banca Mps per i contenziosi legali. I 150 milioni di euro che eviteranno le cause e i rischi di risarcimenti fino a un massimo di 3 miliardi e 800 milioni, arriveranno presto nella cassaforte di Palazzo Sansedoni. Oltre alla valorizzazione delle opere d’arte della Banca, che possono essere usate dalla Fondazione per valorizzarle, nell’accordo c’è anche la prelazione per Rocca Salimbeni. Il presidente Carlo Rossi ha insistito per inserirla. Solo che la Rocca vale 90 milioni di euro, un prezzo troppo alto per Rossi. Intanto c’è la prelazione, poi si vedrà.

Respinte, invece, le avances della Fondazione sul marchio Mps. La tesi del presidente era che, in caso di vendita a UniCredit, il marchio dovesse tornare alla Fondazione in quanto erede dell’istituto di diritto pubblico. Netta la replica del Ministero dell’Economia che boccia la richiesta di Palazzo Sansedoni: "Il marchio Mps è un asset che il Governo intende valorizzare. E la proprietà è dell’azionista di maggioranza della Banca".