Siena, 19 luglio 2020 - "Senza problemi. Incontrerò volentieri l’arcivescovo Augusto Paolo Lojudice", dice la donna che con la sua denuncia ai carabinieri, nell’aprile 2019, ha fatto scattare l’inchiesta sulla chat degli orrori emersa nei cellulari e nei computer di decine di minorenni. "Mi farebbe piacere poter incontrare la madre-coraggio di Siena che con la sua segnalazione ha dato il via all’indagine", aveva dichiarato a La Nazione il pastore della Chiesa locale. Che anche alla luce di questi fatti "agghiaccianti", le sue parole, ha colto l’occasione per lanciare l’idea di istituire una Giornata nazionale per l’ascolto dei minori.

Signora Veronica (è un nome di fantasia per non rendere identificabile il figlio, ndr) l’incontro con Lojudice sarà una bella occasione di confronto.
"Quando ho letto del suo desiderio non ho avuto remore ad accettare. Ad organizzarlo, ovviamente in via del tutto riservata com’è accaduto fino ad ora, saranno i carabinieri che ringrazio ancora una volta per il modo in cui ci hanno tutelato".

Cosa pensa dell’iniziativa di una Giornata di ascolto per i minori?
"Una bella cosa. Tuttavia sono convinta che quest’ultimo serva non solo per i più piccoli ma anche per gli adolescenti, nell’età fra i 14 e i 18 anni. La cosa di cui hanno maggiore necessità i giovanissimi è quella di parlare. Confrontarsi. Sentire che vengono ascoltati e compresi, magari senza giudicarli".

L’arcivescovo sostiene che occorre un patto fra Chiesa, istituzioni e famiglia.
"Fondamentale il gioco di squadra dove a giocare il ruolo principe sono, a mio avviso, proprio le famiglie. Senza la partecipazione e l’impegno di queste ultime i frutti non si vedranno".

In futuro le piacerebbe trovare un modo per mettere a valore la sua esperienza personale, in questa brutta vicenda, proprio con i giovani?
"Al momento non posso, né desidero parlarne. Quanto invece al rapporto proficuo con i giovani è una cosa a cui in verità mi dedicavo prima, che prosegue adesso e che replicherò anche in futuro. Rappresenta un valore, una missione, nella nostra famiglia".

Suo figlio, che adesso ha 15 anni, che rapporto ha con il cellulare dopo quanto accaduto?
"Lo utilizza come prima, anche se con maggiore accortezza. Io naturalmente controllo. E vedo che se anche i compagni a volte vanno sopra le righe, sono pur sempre ragazzi, lui evita di rispondere. O di intervenire. Anche i video che nel 2019 trovai nel suo telefonino, li aveva ricevuti ma non aperti, limitandosi ad archiviarli".
© RIPRODUZIONE RISERVATA