L’abbandono di uno dei campi sportivi

Sarzana (Spezia), 3 ottobre 2018 - A Arcola il pallone non rotola più. Campi sportivi, aree verdi, luoghi di aggregazione sportiva sono spariti, dimenticati dall’uomo e ‘inghiottiti’ da una natura incolta. Adesso che il sintetico ha cancellato il fascino e il profumo dell’erba quei campi ritagliati sulle sponde del fiume sembrano vecchi attrezzi gettati dopo tanto uso, coperti di polvere e ruggine. A Romito intere generazioni hanno giocato al ‘Biggi’ e altrettante hanno partecipato alle feste estive, quando il profumo degli sgabei richiamavano gente da mezza val di Magra e con l’altoparlante si annunciava la lotteria. Adesso sembra una steppa russa il campo dove hanno giocato a calcio Romito e Garibaldina Arcola. Erba alta un metro, secca, circondata dagli spettrali ruderi che un tempo erano spogliatoi per i calciatori.

INTORNO l’area protetta dal Parco di Montemarcello Magra-Vara al quale il comitato dei cittadini di Romito ha fatto domanda di adozione. «Volevamo sistemarla – spiega il rappresentante Giuseppe Zubelli – per restituirla alla collettività, senza nessuno scopo particolare se non quello di curarla e vederla viva. Ci siamo imbattuti in un elenco di vincoli burocratici infiniti che alla fine ci ha fatto desistere. Ma sia il campo da calcio che i prati adiacenti potrebbero essere usati per passeggiate, maneggio, pic-nic, ovviamente disciplinati in modo da essere sgomberati in caso di allerta. Siamo in pieno alveo del fiume e in caso di allerta meteo da queste parti si corre il rischio di esondazione».

Il campo ‘Biggi’ dopo una lunga serie di allagamenti è stato abbandonato e il calcio si è trasferito poco più avanti, nel nuovo campo gestito dalla Polisportiva Romito. Ma nell’attesa che quest’ultimo venisse completato era stato attivato l’impianto ‘Picedi’, nella zona artigianale di Arcola. Un campo regolare, in area fluviale, per anni teatro di tanti campionati e poi ritenuto pericoloso proprio perchè in zona rossa. «Anche come consigliere comunale – continua Zubelli - ho più volte inoltrato richieste per riutilizzarlo, se non altro come area di sgambatura per i cani. Vederlo così abbandonato e senza uno scopo è davvero una stretta al cuore. C’era una vita sociale e non solo sportiva lungo questa sponda, tutte cose dimenticate ma che in qualche modo potrebbero essere anche ripristinate, seppur con accortezza e attenzione ai vincoli idrogeologici e di tutela ambientale».

Massimo Merluzzi