Enrico Tordini (foto Attalmi)
Enrico Tordini (foto Attalmi)

Prato, 21 maggio 2019 - Quello che va da Bologna a Roma è un lungo cammino, anche simbolico. Prato ne fa parte, anche geograficamente. E lo scrittore pratese Enrico Tordini ce lo ricorda nel suo ultimo libro, fresco di stampa, La ragazza di Sasso Marconi, edito da Alcheringa Edizioni. Ha preso la città e l’ha aggiunta a una lista che gli amanti del cantautorato italiano conoscono bene. Il suo ultimo serial killer, infatti, si muove seguendo uno schema ben preciso: quello di Bomba o non bomba, la celebre canzone di Antonello Venditti. Il terrore corre lungo l’Appennino e le sue creature di carta (il criminologo Michele Soverini e il procuratore della Repubblica Luigi Barrini) sono chiamate a risolvere il mistero, un giallo che per l’appunto parte da Bologna e arriva a Roma con Prato che resta sempre al centro, come un punto d’equilibrio.

Tordini di giorno fa il consulente informatico e di notte diventa uno scrittore. Giallista (suo il personaggio dello ‘Scannacinesi’, omicida seriale che agiva nella comunità orientale di Prato in «Sangue giallo») ma non solo: il suo ultimo libro era stato infatti «A un passo dal cielo», selezione di campioni e brocchi di ieri e anche di ieri l’altro, nomi famosi o illustri carneadi, uniti dalla comune militanza senza gloria nella Juventus tanto amata dall’autore.

Dopo «A un passo dal cielo» il ritorno alle atmosfere del giallo. Un ritorno a casa?

«Quello di ‘A un passo dal cielo’ è stato un caso isolato, non sono uno che scrive di sport, il mistery è il terreno in cui mi muovo meglio. Sono tornato a casa, ma forse non ero mai uscito, mi ero semplicemente nascosto».

Non manca lo humour nei dialoghi dei suoi personaggi. Un modo per alleggerire le vicende sanguinolente o una necessità dell’autore?

«Mi sono appassionato al mistery con Donald Westlake, Stuart Kaminsky e Rex Stout, tre autori che miscelavano con maestria tensione e umorismo; viviamo in tempi cupi, ci sono tante persone che si prendono troppo sul serio e metterne in risalto gli aspetti grotteschi è molto liberatorio. Poi cerco di mettermi nei panni del lettore: se io mi diverto a scrivere è probabile che lui si diverta a leggere».

Senza svelare troppi particolari... il serial killer de «La ragazza di Sasso Marconi» segue uno schema che ricalca la canzone «Bomba o non bomba» di Venditti. Come è nata l’idea?

«Bomba o non bomba è una canzone che mi ha aperto un mondo. Quando uscì mi fece capire che c’era un tipo di musica diverso dalle canzonette per adolescenti che avevo ascoltato fino ad allora poi, con il tempo, ho avuto modo di apprezzarla meglio. La considero quasi una sorta di pietra tombale su un periodo storico che stava finendo, gli Anni di piombo, ma senza drammi o catasfrofismi di sorta ma anzi con tanta leggerezza e ironia. L’idea è nata semplicemente perché ha un testo che si presta a fare da architrave a un romanzo giallo».

Quando ha illustrato la sua idea a Venditti, qual è stata la sua reazione?

«Inizialmente credo sia rimasto un po’ sorpreso, poi ha letto il testo e mi ha comunicato un elenco di errori e inesattezze che, inevitabilmente, avevo rimesso in fila, consentendomi di costruire una trama più realistica. Persona molto disponibile, devo dire».

La musica è presente dalla prima all’ultima pagina in questo libro. I riferimenti culturali sembrano molto chiari: gli anni Settanta dominano. Sono i gusti personali di Enrico Tordini?

«Da un punto di vista generazionale sono figlio degli anni Ottanta ma, a posteriori, devo dire che negli anni Settanta c’era una marcia in più. Creatività, fantasia, desiderio di costruire qualcosa di originale, discografici mecenati che coltivavano i talenti quasi con amore, senza spremerli e gettarli via subito dopo come, purtroppo, avviene spesso oggi. Gruppi come Police e Talking heads, cito i primi due che mi vengono in mente, hanno esordito vendendo poche copie, oggi nessuno darebbe loro un’altra chance».

Per il profilo dei personaggi ha consultato esperti di vari settori. C’è qualcuno in particolare che vuole citare?

«Il dottor Walter Calugi, medico legale, persona simpaticissima e competentissima. Poi G.B., avvocato della Siae che preferisce mantenere l’anonimato, che mi ha svelato tanti aneddoti sul mondo musicale. Non li ringrazierò mai abbastanza».