Matteo Salvini (foto Crocchioni)
Matteo Salvini (foto Crocchioni)

Firenze, 8 novembre 32019 - È reduce dalla sfida appena lanciata per la conquista dell’Emilia, dal trionfo umbro incassato due settimane fa e da una coalizione che veleggia implacabile verso il 50%. Come se non bastasse, si gode i frutti indiretti della generale incertezza politica – con il governo Conte Bis in affanno tra Ilva e manovra – da cui lui, Matteo Salvini, sente di uscire vincitore: "Che cosa vi avevo detto?".

È questo il clima con cui arriva oggi a Firenze (alle 11 a Palazzo Vecchio) per incontrare militanti, fan e compagni di partito, pronto al bagno di selfie d’ordinanza e soprattutto a buttarsi nell’impresa delle imprese: la conquista della regione rossa per eccellenza, quella Toscana inespugnabile fino a non troppo tempo fa, ma la cui tenuta a sinistra non può dirsi più così solida e certa.

E quindi oggi calerà a Palazzo Vecchio, senatore. Ha intenzioni bellicose?
«Ho intenzioni di buonsenso: parlerò di tutto quello che Nardella non ha fatto negli ultimi anni, tanto per cominciare. E dei pasticci che continua a fare».

Chiarisca la parola pasticci.
«Non è un pasticcio lo stadio, per esempio? Dopo essersi fatto sfilare il centro sportivo dal Comune di Bagno a Ripoli, adesso Nardella rischia che qualche altro sindaco gli porti via pure quello...».

E le pare un grave peccato?
«Sarebbe come dire che San Siro lo andiamo a costruire a Vizzolo Predabissi, anziché a Milano».

Ci sarà anche lo stadio fra i tormentoni delle prossime elezioni regionali, in primavera?
«Ci saranno tutti i problemi che stanno a cuore ai cittadini, e che la politica rossa ha smesso da tempo di risolvere».

Il campo di battaglia qui è ostico per un leghista.
«Emilia e Toscana sono le grandi sfide: portarle via alla sinistra, che le governa da sempre, sarebbe un risultato eccezionale».

Ma lo trova realistico?
«Lo trovo possibile: il vento è cambiato. Pensiamo intanto a tutte le roccaforti rosse che in questi anni abbiamo conquistato».

Quali sono state le vittorie di cui è andato più fiero?
«Siena e Pisa: fino a pochi anni fa era impensabile che il centrodestra potesse espugnarle».

Alle ultime amministrative però avete perso Firenze, Prato e Livorno. Colpa di candidati troppo moderati?
«Il problema è stato il tempo. Ne abbiamo impiegato troppo per fare le scelte ed entrare in gioco. Siamo partiti tardi con la campagna elettorale, abbiamo avuto pochi mesi per spiegare la nostra visione. Siamo stati puniti».

E per le regionali sarete più veloci?
«Assolutamente sì».

C’è già il candidato?
«Abbiamo una rosa di nomi: quattro o cinque uomini e donne validissimmi, e la scelta finale arriverà dal basso, dai territori».

Si è speso parecchio il nome di Del Debbio.
«So che molti toscani lo vedrebbero bene come governatore, ma lui è impegnato in una professione che lo affascina».

E la Ceccardi?
«Susanna è bravissima come sindaco e come europarlamentare. Il suo è un ottimo nome e fino a qualche tempo fa, sono sincero, era anche l’unico. Ma adesso, come dicevo, c’è una rosa più ampia. L’importante è fare in fretta, ribadisco».

Provi a darci una tabella di marcia.
«Il 30 novembre farò una grande cena al Tuscany Hall con mille persone: ecco, per quella data conto che avremo la squadra».

Una delle principali critiche che vengono mosse alla Lega toscana è di non avere una classe dirigente.
«Certo, il fatto che questa regione sia stata governata sempre e solo da un unico colore politico ha impedito la crescita di figure importanti. Ma la situazione è cambiata: ci sono personalità preparate che ci mettono l’anima».

In Toscana chi le fa più paura, Renzi o il Pd?
«Paura? Non scherziamo. A livello nazionale questi signori qui stanno dando uno spettacolo a dir poco penoso. In Toscana mi pare di capire che il tenore sia identico, tra cambi di casacca e giravolte. Lo stesso sindaco Nardella, che era il figlioccio di Renzi, adesso cos’è diventato? Forse un lontano cugino?».

Ad ogni modo...
«Ad ogni modo non mi interessa di nessuno di loro. E se fanno anche qui un’alleanza con i cinque stelle mi interessa ancora meno».

Su cosa punterete?
«Su quello che ci chiedono i cittadini. Partiamo dalla sanità: ok, era un’eccellenza, ma adesso? Il sistema è totalmente in tilt. E poi le infrastrutture: la maggior parte della rete ferroviaria nella regione ha ancora il binario unico, e infine l’aeroporto».

Favorevole o contrario alla nuova pista su Firenze?
«Favorevole a che Firenze abbia più passeggeri. Poi: pista più o meno lunga, più o meno fiorentina... le sembra che faccia l’ingegnere, io?».
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