Un'aula scolastica
Un'aula scolastica

Pistoia, 9 luglio 2019 - Fin dall'infanzia soffre di un disturbo della sfera emotiva che le causa balbuzie e stati di forte ansia e per questo motivo, durante il suo percorso scolastico, è stata seguita da insegnanti di sostegno.

Raggiunta, con sacrifici, la quinta, poco prima dell’esame di maturità, e dopo un anno particolarmente difficile in cui sono cambiati molti professori, le è stato comunicato che non avrebbe potuto avvalersi degli strumenti «compensativi» come mappe concettuali, schemi, software, eccetera, riconosciuti a chi soffre di determinati problemi. Ma sua madre le è stata vicina, anche fisicamente, nei lunghi giorni degli scritti e degli orali e, finalmente, ha conseguito il suo diploma. Una storia a lieto fine, quella di una ragazza dell’Istituto Einaudi, raccontata direttamente da sua madre. E’ stata sempre lei a dimostrare una forza e una caparbietà di cui soltanto una madre può essere capace.

«Poco prima dell’esame – racconta – siamo venuti a conoscenza dell’intenzione della presidente di commissione di non far usare, all’esame, nessuno degli strumenti compensativi, cui i candidati con Dsa e Bes hanno diritto. Da qui, grandissima ansia, quasi disperazione, da parte di mia figlia, e non solo: conoscendo le dinamiche degli attacchi di ansia e di panico ho deciso di prendere dei giorni di permesso dal lavoro e ho accompagnato mia figlia a scuola, il giorno degli scritti, con l’intenzione di sostare nell’ingresso della portineria per poter essere subito raggiungibile, in caso di malore di mia figlia».

Qui la mamma sarebbe però stata però invitata a uscire, ma tuttavia non si è data per vinta. «Non ho desistito, e sono stata, per i tre giorni degli scritti, un totale di 14 ore, sul marciapiedi antistante il portone, armata di bottiglie d’acqua. Abbiamo superato gli scritti e, allo stremo, abbiamo affrontato l’orale, che mia figlia ha sostenuto il giorno del suo 19esimo compleanno: lì potevo entrare, è stata una sfida contro l’ansia, le lacrime, le parole che lottavano per uscire dalla bocca di mia figlia. Ogni risposta esatta, formulata accuratamente ed esposta con fatica e sudore, uno schiaffo morale a chi l’ha messa in difficoltà. Quando ha terminato (ed è stata bravissima, nel farsi forza e nel riuscire a non bloccarsi), ci sono stati abbracci, lacrime e un indicibile sollievo tra le mamme presenti e i nostri ragazzi coraggiosi, usciti provati ma indenni da questa prova, resa loro deliberatamente e illegalmente più difficile del dovuto. Mia figlia ce l’ha fatta – conclude orgogliosa la madre – le sue amiche e i suoi amici ce l’hanno fatta, nonostante tutto, con forza, coraggio, inventiva, coesione, empatia ed affetto».