Leonardo Domenici(Foto archivio Pressphoto)
Leonardo Domenici(Foto archivio Pressphoto)

Firenze, 30 setembre 2021 - Vi ricordate il processo sulle polveri sottili nato nel 2008 da un’inchiesta della procura fiorentina e finito con una raffica di assoluzioni? Per quell’inchiesta finirono a giudizio l’ex presidente della Regione Toscana Claudio Martini e l’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici con l’accusa di non aver fatto nulla per abbassare lo smog e difendere la salute dei cittadini. Entrambi sono stati assolti, ma in questi giorni, a oltre dieci anni di distanza dai fatti, Domenici è stato condannato dal Tribunale di Firenze - giudice Mariateresa Vitiello - al pagamento delle spese legali (trentasettemila euro) e processuali. Una vicenda kafkiana, si direbbe con trita banalità, ma è così: il Comune di Firenze, che aveva pagato le spese legali in primo grado all’avvocato Pier Matteo Lucibello, già legale di Domenici, si è rifiutato di pagare le spese legali dei successivi gradi di giudizio, nel procedimento penale davanti alla Suprema Corte di Cassazione nel 2011 e nel successivo giudizio di appello davanti alla Corte di Appello di Firenze nel 2012.

La dottoressa Vitiello nel condannare Domenici scrive che “la circostanza che il pagamento sia stato disposto per i precedenti gradi del giudizio o che il Comune sia stato informato dell’evolversi delle vicende processuali non può significare alcunché in termini di obbligatorietà del rimborso”. Secondo il Tribunale, che cita una pronuncia della sezione regionale di controllo per la Campania, gli amministratori, “a differenza dei dipendenti pubblici, non hanno un diritto alla tutela legale, con onere a carico dell’ente amministrato”. Casomai possono essere fatte scelte discrezionali, come la stipula di una polizza assicurativa.

La beffa per l’ex sindaco è che si è arrivati alla condanna perché, per essere pagato per il proprio lavoro, l’avvocato Lucibello è stato costretto a citare in giudizio il suo assistito - nella convinzione però che i giudici avrebbero dato ragione a Domenici - che a sua volta ha citato in giudizio il Comune di Firenze. “Costituitosi in giudizio - scrive la dottoressa Vitiello nella sentenza di condanna - il Comune di Firenze negava il rimborso e di essere in alcun modo debitrice in quanto, trattandosi di rischio da inquinamento ambientale, lo stesso era escluso dalle coperture assicurative ed in base al consolidato orientamento della Corte di Cassazione (…), che esclude il rimborso per gli amministratori perché non legati all’ente da un rapporto di lavoro dipendente e per inapplicabilità della disciplina privatistica del mandato, contestando altresì le pretese del professionista in merito al quantum ritenendo gli importi indicati nella notula eccessivi”. La clausola dell’assicurazione che esclude il pagamento in caso di inquinamento ambientale effettivamente esiste, spiega l’avvocato Stefano Romei, legale di Domenici nel processo civile, “e il contratto di assicurazione è stato strutturato male, il Comune avrebbe dovuto pensarci e ricontrattarlo”. Ma il punto è un altro, dice l’avvocato Romei: Domenici era già stato assolto nel procedimento penale dall’accusa di non aver fatto niente per tutelare la salute pubblica dei cittadini, la causa civile serviva a stabilire chi avrebbe dovuto pagare le spese legali. Dunque, che cosa c’entra con il danno ambientale inesistente la parcella di un avvocato? “A me sembra una vicenda incresciosa politicamente. Dal punto di vista giudiziario non ci si doveva neanche arrivare”, dice alla Nazione l’avvocato Romei.

Domenici, arrabbiato e anche deluso per il comportamento del Comune di Firenze, di cui è stato sindaco per due mandati, preferisce non commentare la vicenda. Il suo legale dice che Domenici non intende presentare appello, che però può essere presentato entro sei mesi dal deposito della sentenza oppure entro 30 giorni dalla eventuale notifica a cura di una delle altre parti. Esaurita la questione giudiziaria, rimane quella politica: ma chi mai accetterà più di fare il sindaco o comunque l’amministratore pubblico se anche in caso di assoluzione sarà costretto a sborsare decine di migliaia di euro per difendersi in un processo?